Livorno – Come oggi, novant’anni fa, nasceva a Livorno Armando Picchi, passato alla storia del calcio come uno dei migliori liberi difensivi nati in Italia. Era il 20 giugno 1935. Era l’ultimo di quattro tra fratelli e sorelle. Leo e Mario furono anch’essi calciatori e il maggiore, Leo, fu un giocatore di Serie A con il Livorno e il Torino. La sorella Mity, invece, è stata la consorte di Ugo Dini, per anni presidente del Casciana Terme.
Picchi, dopo aver giocato in alcune squadre minori, tra cui Vada, Casciana Terme e San Frediano, si trasferì al Livorno nel 1954, dove rimase per cinque anni affermandosi come terzino destro, prima di trasferirsi nel 1959 alla Spal e nel 1960 all’Inter, dove con Helenio Herrera, il Mago, iniziò a ricoprire il ruolo di libero e fu l’indomabile capitano dei nerazzurri del presidente Angelo Moratti.
Il celebre giornalista Gianni Brera lo definì Penna Bianca. Nell’Inter militò sette anni collezionando in totale 257 presenze e segnando due reti. Da capitano conquistò tre Scudetti, due Coppe dei Campioni ed altrettante Coppe Intercontinentali. Nel 1967 passò al Varese dove disputò due campionati, fino al 1969, quando smise di giocare.
Nonostante una carriera di primo piano, in Nazionale, dove esordì nel 1964, disputò solo 12 gare. Nel momento in cui sarebbe potuto diventare un titolare inamovibile della squadra azzurra ed essere portato ai Mondiali del 1966 incontrò l’avversità di Edmondo Fabbri che non lo portò in Inghilterra. Un grave incidente subito in Bulgaria durante una gara con gli Azzurri lo allontanò per sempre dalla Nazionale.
Appese le scarpe al chiodo, da tecnico guidò il Varese in Serie A nella stagione 1968-69 nella doppia veste di allenatore e giocatore, poi il Livorno in Serie B nel 1969-70 con cui sfiorò la promozione in Serie A, infine la Juventus nella stagione 1970-71, fino alla prematura morte, avvenuta il 26 maggio 1971 a Sanremo.
Nel 2022 la figura di Picchi è stata inserita nella Hall of Fame del calcio italiano.
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