Livorno – Nella dodicesima giornata del campionato cadetto il Livorno affronta il rinato Gubbio del guru Gigi Simoni, galvanizzato dalla vittoria nel posticipo di lunedì sera con la capolista Torino. Livorno e Gubbio si sono incontrate solo tre volte nella loro storia. Due sono stati gli scontri in C2, che risalgono al 1990-91, mentre la terza è invece una semplice amichevole datata 23 dicembre 2011. Il bilancio è di 1-1-1 con una vittoria a testa e un pari.
Il Gubbio, nonostante la vittoria nel posticipo, langue nei bassifondi della classifica di B e deve fare a meno degli infortunati Lunardini, Buchel e Briganti. Da segnalare l’acquisto di Mattia Graffiedi che sarà probabilmente disponibile dalle prossime sfide. Simoni dovrebbe schierare uno schema speculare a quello del Livorno, un 4-1-4-1 così composto: Donnarumma in porta, Caracciolo, Cottafava, Benedetti e Bartolucci in difesa, Boisfer metronomo e Bazzoffia, Sandreani, Raggio Garibaldi e Rui dietro all’unica punta Ciofani.
Per quanto riguarda gli infortuni amaranto, Knezevic rimane out per altre due settimane mentre Dionisi, Pieri e Luci sono tornati ad allenarsi a parte ma restano indisponibili per domani. Paura mercoledì in allenamento per un lieve infortunio alla caviglia occorso a Paulinho, uscito anzitempo e scuro in volto: dovrebbe comunque farcela a recuperare, altrimenti è pronto Dell’Agnello.
Per quanto riguarda la formazione, Novellino dovrebbe attuare una piccola rivoluzione pur confermando l’ormai classico schema 4-1-4-1 come segue: Bardi in porta, Salviato, Perticone (riportato al centro), Bernardini e Lambrughi in difesa, Genevier centrale di centrocampo e Rampi, Filkor, Berlinghieri e Schiattarella dietro all’unica punta Paulinho.
Inutile dire che sarà una partita delicatissima sotto ogni punto di vista. In primis perché apparentemente abbordabile – gli amaranto giocano in casa contro una neopromossa, che si trova in fondo alla classifica e tecnicamente senza dubbio inferiore al complesso amaranto – ma il rischio di dare troppo per scontato è dietro l’angolo. Poi c’è la sindrome dell’Armando Picchi da sfatare: il Livorno ha vinto una sola partita in casa delle cinque disputate sinora e questo non è certo il ruolino di marcia di una squadra che vuole puntare in alto. E, in ultima istanza, ci sono altri numeri, implaccabili, ad agitare i sogni dei tifosi. Nelle ultime sei partite il Livorno ha fatto solo cinque punti. Prescindendo dalle attenuanti e dalla sfortuna che in qualche partita sarebbe ingiusto non considerare, il bilancio è tragico. L’attacco, Dionisi a parte, non fa gol. Paulinho, nonostante le enormi potenzialità, non riesce a sbloccarsi. E la squadra tutta, a nostro modesto parere, sente la mancanza di un centravanti d’area, una torre decisiva nel gioco aereo, che sappia risolvere le situazioni difficili intervenendo anche a spizzare quei palloni che capitano su palla inattiva magari negli arrembaggi finali quando le cose si stanno mettendo male: quel Tiribocchi della situazione che una compagine che miri alla serie A non può non avere.
Ma ora è venuto il momento di rialzarsi: chi va in campo deve meritarsi la maglia amaranto, una maglia indossata da gente che ha lottato anche per lo scudetto o da miti che ci hanno fatto emozionare come i mai dimenticati Protti e Lucarelli. Un altro passo falso non sarebbe accettabile, equivarrebbe ad abbandonare tutte le illusioni, soffocando definitivamente quell’entusiasmo che si era creato all’inizio della stagione per merito di una squadra di giovani (alcuni oltretutto livornesi) pieni di belle speranze e ai quali non ci si poteva non affezionare. Ma il credito è finito per tutti. Se non vuole finire nelle sabbie mobili della parte destra della classifica il Livorno deve solo vincere.
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