Roma - Da quando Emerson Ramos Borges veste la maglia amaranto, prima sotto la guida tecnica di Nicola e ora sotto la guida tecnica di Di Carlo, vado spesso ripetendo il seguente concetto a chi ha la pazienza di ascoltarmi: Emerson è un difensore centrale e il perno del reparto arretrato, ma non ha il passo per fare il centrocampista. Chi schiera Emerson a centrocampo deve sapere che priva la squadra del leader della sua retroguardia e mette in difficoltà il ragazzo, il quale, se schierato in mezzo al campo, è tagliato fuori dal gioco. Basterebbe questo, forse, per spiegare il black-out del Livorno nella prima ora di gioco sette giorni fa e l’arrembante ultimo terzo di partita contro l’Hellas Verona, ma non certo per spiegare il punto strappato al Napoli nella giornata di oggi, in quanto tante volte il Livorno ha perso con Emerson schierato in difesa e senza che l’ottimo brasiliano avesse a proprio carico responsabilità particolari.
Il Livorno, in questa prima domenica di marzo, ha potuto interrompere la striscia di due sconfitte casalinghe consecutive perché ha giocato e ha ragionato da squadra, dimostrando di aver studiato l’avversario e di saper speculare sui difetti dello stesso: ciò è tanto vero che, all’interno dell’undici di Di Carlo, si fa fatica a individuare un giocatore fuori posto, un singolo che abbia tradito le attese o che abbia male interpretato le incombenze assegnate dall’allenatore. Mai come in questo caso si può dire che il pareggio contro il Napoli sia un successo del gruppo: basti pensare alla maniera in cui Paulinho ha saputo mettersi al servizio della squadra dando l’avvio alla fase difensiva, quando la palla era nei piedi dei centrali della difesa del Napoli, all’autorevolezza con cui Emerson ha guidato il reparto arretrato e all’attenzione con cui Coda ha interpretato il suo ruolo di centrale sinistro di difesa, dopo essere stato individuato dalla stampa nazionale come primo artefice del naufragio del reparto arretrato nella gara contro il Verona.
In un quadro così bene equilibrato, una menzione particolare non può non essere riservata a Marco Biagianti che, oggi, ha inaspettatamente riassaporato il ritorno in campo dal primo minuto dinanzi al pubblico amico, nel ruolo che fino a qualche domenica fa veniva svolto da Luci. Sebbene Biagianti sia stato di gran lunga la stella meno splendente di un Livorno che ha sfoderato un’eccellente prestazione collettiva, il pubblico amaranto non può non salutare con favore il ritorno su buoni livelli di questo giocatore di centrocampo, reduce da più di un infortunio che lo ha tenuto lontano dal campo per troppo tempo. E’ proprio nella maniera in cui Biagianti, pur con tutti i suoi limiti presenti e futuri, ha sostituito Luci che, a mio parere, è possibile ravvisare l’altra faccia della medaglia dell’infortunio del nostro capitano: la presa d’atto, da parte di tutti e sottolineo tutti, che si possa uscire da questa situazione di classifica soltanto ricordandosi di essere sempre e comunque una squadra, in cui è strettamente necessario il contributo di ogni giocatore.
Passando dal dato tecnico al dato statistico, così come è giusto celebrare il ritorno del Livorno al risultato positivo dopo due sconfitte interne consecutive, è pur sempre doveroso ricordare che la prestazione di oggi contro il Napoli ha fruttato uno e un solo punto e che, se oggi il campionato fosse terminato, il Livorno sarebbe di nuovo in Serie B dopo una sola stagione tra le grandi del calcio. In un periodo del campionato in cui i punti contano, ahimé, più delle prestazioni, monta il rammarico per una squadra che abbandona il terreno dell’Ardenza tra gli applausi della sua gente con un solo punto in tasca e le cui recenti prestazioni lasciano aperto un interrogativo: ma se davvero sapevamo giocare a pallone così, come abbiamo fatto contro Sassuolo, Catania, Genoa, Cagliari e Napoli, perché ci siamo concessi così tante pause da aver maturato una classifica altamente deficitaria?
A questo interrogativo, probabilmente, nessuno saprà e potrà rispondere, ma la sola richiesta che la piazza amaranto può rivolgere alla sua squadra è quella di lottare fino in fondo per fare in modo che la stagione in cui il Livorno ha il primato dei rigori decretati a proprio sfavore e ha perso il proprio capitano alla giornata numero ventiquattro, sia anche la stagione in cui il Livorno torna a salvarsi in Serie A, a distanza di sette anni dall’ultima permanenza conquistata sul campo.

 

Sezione: Editoriale / Data: Dom 02 marzo 2014 alle 23:38
Autore: Gianluca Andreuccetti
vedi letture