Livorno – Il Livorno chiude un complicato e doloroso 2016 con il botto. La vittoria contro la capolista Alessandria, che si era presentata all'Ardenza imbattuta, restituisce al popolo labronico un gruppo che incarna alla grande quello spirito combattivo descritto alla perfezione dal Vodz Osvaldo Jaconi. Questi giocatori magari non saranno campioni ma di sicuro sono uomini veri pronti a sposare la causa amaranto. I tifosi lo hanno capito e, dopo un momento di comprensibile diffidenza, nonostante le difficoltà si sono stretti attorno a questo gruppo. E quando tifosi e squadra sono una cosa sola tutti devono temere il Livorno. Il “Picchi”, ancora inviolato, è tornato ad essere campo ostile. Avviso agli ospiti: i tempi in cui si veniva qui a fare punti in scioltezza sono finiti. Per informazioni chiedere all'Alessandria, scesa in riva al Tirreno col piglio del padrone e rispedita a casa in piena crisi di nervi.
Grande merito va dato anche a mister Foscarini. La squadra ha indubbiamente delle carenze (e speriamo che il mercato di gennaio stavolta sia un alleato e non un nemico) ma non appena il tecnico ha avuto a disposizione tutti gli effettivi i risultati sono arrivati. Questo Livorno ha un'identità. Tattica, ma non solo. Questa squadra quando scende in campo sa cosa fare, sa come muoversi e non si scioglie alla prima avversità. E bene ha fatto la società, nella persona del club manager Igor Protti, a schierarsi a spada tratta in difesa del mister quando sulla sua panchina hanno cominciato a svolazzare i primi pericolosi avvoltoi.
E adesso? La sosta arriva nel momento migliore del Livorno ed è stato davvero un peccato fermarsi sul più bello. Resta il fatto che gli amaranto sono carichi come non mai, pronti a ricominciare l'anno così come lo hanno concluso. Correndo, lottando e, soprattutto, vincendo.
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