Livorno - No, non sembrava la partita adatta per dare un segnale dopo la sconfitta di Verona ed invece il Livorno sfodera una prestazione che non sarebbe stato scandalo se avesse portato tre punti invece di uno. Un incontro di altri tempi quello contro il Milan: lo svantaggio, la rimonta, il rammarico di non chiuderla, il pari e poi la dea bendata che per una volta dà una mano ed evita la beffa. Una via di mezzo tra un'occasione persa ed un punto guadagnato, davanti ai meneghini in cui Balotelli e pochissimi altri sono scesi in campo con l'agonismo giusto. Confermata la tendenza delle gare tra amaranto e rossoneri da quando i primi sono tornati nel calcio che conta: il Milan ha quasi sempre avuto vita difficilissima con i labronici, sia in Toscana, sia a San Siro. Quello che però serviva c'è stato: la reazione. Finalmente il Livorno apprezzato fino alla sconfitta interna contro la Juventus, con la testa, le gambe ed il cuore in campo per tutta la durata del gioco, quel Livorno di carattere come lo si è quasi sempre conosciuto nella sua ultra novantennale storia, quanto basta per mandare in visibilio il "Picchi" e sognare per mezz'ora di ripetere l'impresa di quasi nove anni fa. E' arrivato un pari, che teoricamente, rilancia le ambizioni di salvezza livornesi. Già teoricamente, perché ora viene il bello. La prestazione di stasera non deve essere una reazione emotiva alla difficile settimana post Verona senza alcuna continuità, ma dimostrare che al "Bentegodi" si è andati incontro ad "domenica, maledetta domenica" e che con il Milan si è ripreso quel cammino interrotto a casa di Romeo e Giulietta. Anche il posto dove mettere in pratica la teoria del ritrovamento del percorso smarrito fa venire i brividi: stadio "Olimpico", a casa della Lazio dell'ex Candreva, dove nelle ultime cinque apparizioni il Livorno non solo ha sempre perso, ma ha incassato anche quattordici reti facendone appena tre. Una Lazio che, in attesa di giocare contro il Toro, vive un momento difficile con Petkovic che potrebbe lasciare prima del tempo e lo stesso Candreva vittima di qualche frecciata di Lotito. Ma Nicola e la sua ciurma non dovranno occuparsi di queste cose, se non aggravare (o ri-aggravare) la situazione delle aquile biancocelesti. Più che il risultato, sarà ancora una volta l'atteggiamento con cui si scenderà in campo nello stadio della capitale d'Italia a far capire se, aspettando le promesse spinelliane di gennaio, questo Livorno ha il carattere giusto per aspirare alla permanenza in serie A.
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