Livorno - Abbiamo volutamente aspettato di vedere Sassuolo-Juventus per buttare giù queste righe e chissà se abbiamo fatto bene. Certamente qualche idea chiara in più l'abbiamo e purtroppo non sono gratificanti per il Livorno, un po' come buttare ulteriore benzina su un fuoco che già sta prendendo la fisionomia di un incendio, oltretutto difficilmente estinguibile. Dunque il Sassuolo: passa avanti, poi prende pareggio, secondo e terzo gol dalla Juve, ma nell'intermezzo rischia di raddoppiare, di tornare in vantaggio, di pareggiare ed anche di riaprire la gara con ancora oltre dieci minuti da giocare. In una parola si è giocato il tutto per tutto, sapendo di non avere niente da perdere e sperando di fare il colpaccio che avrebbe pure voluto dire riaprire la corsa scudetto. Poi magari forniranno una prova disastrosa nel prossimo turno, ma intanto l'atteggiamento è stato quello di una squadra che non si leva il cappello in segno di riverenza contro chi si appresta a conquistare il trentesimo scudetto. Vi domandiamo: il nostro Livorno ha il solito atteggiamento? Attenzione a non fraintendere: gli amaranto scendono in campo con l'atteggiamento giusto e giocano pure discretamente fino a che..... fino a che non viene incassato il primo gol. A questo punto ecco servita l'involuzione: arrivano caos, paura e sfiducia e la sconfitta è servita. E molto probabilmente è servita anche la retrocessione. Stesso modus operandi dei campionati 2007/08 e 2009/10: squadra bellina, anche con un suo gioco, ma caratterialmente fragile come il cristallo di Boemia. Sul perché di questa evanescenza caratteriale ci si potrebbe scrivere un trattato: c'entra l'età giovane del gruppo? Può darsi, ma quello delle due annate citate sopra era composto da uomini che in buona parte la A la conoscevano come le loro tasche. L'allenatore? Suvvia, Di Carlo aveva inanellato quei risultati utili ed un paio di scontri diretti vinti che sarebbero stati più che sufficienti per affrontare scogli inarginabili. Nicola, poi, lo conosciamo bene ed è un motivatore di natura. Qualità della rosa? Lapalissiano il fatto che è inferiore anche a qualche diretta concorrente, la quale però è ancora distante tre punti o addirittura è dietro. Si potrebbe tirare in ballo che la squadra, forse, ha sentito poca fiducia intorno a sé ancor prima che il campionato cominciasse. Ancora una volta il terreno delle supposizioni ci porterebbe lontano, magari al termine della stagione ne parleremo con più calma, ma adesso non si può che constatare una mancanza di reattività nei momenti difficili che non può di certo lasciar ben sperare negli ultimi tre incontri. Si badi bene: nessuno pretendeva di fare risultato contro Juve o Milan, ma un atteggiamento come quello del Sassuolo avrebbe dato fiducia da qui fino alla fine. Tanto più che questo modo di fare è costato dei punti per strada che molto probabilmente si rimpiangeranno, come nel caso del doppi 4-2 contro Sampdoria e Chievo: è bastata la prima rete per cominciare a naufragare. Nicola dice di credere nelle favole, che tutto può ancora succedere. Fa bene a dirlo, è l'allenatore e deve fare di tutto per convincere i suoi giocatori, ma come sarà possibile cambiare a partire da questa settimana uno stato comportamentale che sembra irreversibile? Se è vero che si retrocede prima di tutto nella testa, siamo davanti all'ennesima impresa che si chiede al mister di Luserna San Giovanni.
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