Livorno - Una prerogativa dei tifosi è la volubilità caratteriale. Non se ne offendano i diretti interessati (anche noi che scriviamo lo siamo), perché è anche questo che rende il sostegno ad una squadra bello e, se vogliamo, perfino un po' irrazionale. Nelle ore successive al 2-3 casalingo contro l'Hellas, ecco riscatenarsi il pessimismo sepolto per una settimana dopo il colpaccio di Cagliari aggravato dal prossimo impegno in casa contro il Napoli, oggettivamente una gara da "2" secco. Troppa illusione dopo il blitz sardo e conseguentemente troppo ottimismo nell'affrontare l'undici di Andrea Mandorlini? Di certo era una gara a cui la tifoseria teneva e per diversi motivi ed invece i veneti se ne sono usciti per il terzo anno consecutivo con le braccia alzate per i tre punti conquistati, comunque in maniera meritata. E' per lo più istintivo il tifoso, ma in questo caso bisogna entrare nell'ottica che la sconfitta altro non è stata che un pronostico rispettato (alla vigilia c'erano sedici punti di differenza, ora saliti a diciannove) ed in più aggravato da altre cause, a cominciare dal dovere fare a meno di tre mediani su cinque, di cui uno dei due disponibili si era notato solo per qualche minuto nello 0-3 di Roma contro i giallorossi (Mosquera). Un fatto che ha condizionato inevitabilmente le scelte di Di Carlo, obbligandolo a schierare un certo tipo di giocatori, sui quali in alcuni casi si sono scatenate le critiche proprio di non pochi sostenitori. E' vero, qualcuno ha padellato di brutto la prestazione, ma a mettere in evidenza oltremodo i limiti c'è stata anche la superiorità qualitativa del Verona, a cominciare da un Toni che in Italia ce lo ricordavamo così ai tempi della Fiorentina di Prandelli. Inoltre si è esagerato anche con la sottovalutazione della reazione del Livorno, l'unica cosa positiva della giornata in casa amaranto. Verona che aveva mollato? A dire il vero, prima dell'1-3, per tre volte aveva sfiorato lo 0-4, di sicuro non ha giocato con la stessa intensità della prima frazione, ma perché non ammettere che quella cattiveria in più di Paulinho e compagni ha aiutato e non poco a riaprire una gara che pareva chiusa a tripla (in ogni senso) mandata? Permettetecelo: autoflagellarsi e maledirsi per le proprie miserie ed attribuire alla mediocrità altrui le proprie fortune, fa parte di una mentalità perdente. Noi continuiamo a pensare che la squadra abbia tutte le carte in regola per giocarsi la salvezza fino alla fine, pur sapendo molto bene che farlo fino all'ultima giornata senza un elemento come Luci è un favore che la sorte ha fatto alle dirette concorrenti. Ribadiamo: giocarsela e non illudersi di avere la serie A 2014/15 già in tasca in caso di vittoria contro Benitez o magari negli scontri diretti interni contro Chievo e Bologna, così come non finire in depressione se contro il Napoli finirà come due gioni fa. Altro discorso se anche nelle sfide che contano si uscirà con un pugno di mosche in mano, in quel caso saremo in prima fila a rivedere le nostre convinzioni, ma prima di quel momento squadra, società e tifosi sono nel pieno diritto di credere ancora al miracolo.
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