Livorno - Eppure, nonostante l’importanza dell’avversario e la delicatezza della natura di scontro diretto in chiave playoff, questa trasferta di La Spezia sembrava essere preceduta dai migliori auspici: con oltre seicento tifosi al seguito della squadra in un giorno feriale e un presidente Spinelli al fianco della stessa già nel corso della settimana, con un nuovo giocatore, Strasser, acquisito nell’undici titolare sin dal primo minuto e un convinto ritorno al 3-5-2, non perché nel calcio vincano i moduli, ma semplicemente perché i giocatori hanno bisogno di certezze nel momento in cui scendono in campo. Lo stesso primo tempo della partita di oggi, per quanto avesse visto un tanto sicuro quanto sterile predominio della formazione di Bjelica, non chiudeva affatto la porta ad un possibile secondo tempo di marca livornese.
Tornata in campo nel secondo tempo, tuttavia, la squadra di Gelain si è letteralmente lasciata travolgere dallo Spezia: dapprima ha perso Emerson per infortunio che, in assenza di Appelt Pires e di Biagianti, era al tempo stesso il perno della difesa e il regista arretrato della squadra e, nel giro di pochi minuti dall’uscita del brasiliano, ha subito il primo gol dello Spezia con la complicità di uno sfortunato errore in disimpegno di Strasser al limite dell’area amaranto. E poi, come se non bastasse, ha subito nell’arco di dodici minuti un secondo ed un terzo gol, prima da Catellani e poi da Situm: quella stessa squadra che il Livorno aveva controllato, non senza qualche apprensione, nell’arco di tutta la prima frazione di gioco, una volta sancito il fischio d’inizio del secondo tempo, ha chiuso l’undici amaranto in un angolo del ring e ha colpito una, due, tre volte la malcapitata formazione labronica, fin quando questa è crollata a terra sotto i colpi del più ispirato avversario. Solo negli ultimi venti minuti di gioco, quando l’esito della partita sembrava ormai ampiamente già scritto, il Livorno è riuscito a trovare la forza e la convinzione per tirare fuori la testa dalla propria metà campo e per mettere pressione alla retroguardia spezzina: soltanto una, tuttavia, è la parata di Chichizola da segnalare, su un tiro molto ravvicinato di Jelenic, che avrebbe meritato miglior sorte.
A seguito di una sconfitta così dura e così pesante da digerire come quella patita contro lo Spezia, tanto più perché non combattuta con le armi che dovrebbero essere proprie di una squadra che vuole andare a tutti i costi in Serie A, si può pensare che quello di oggi sia stato soltanto un episodio e che il Livorno possa e debba riprendere il proprio cammino già dalla partita casalinga di sabato contro il Cittadella oppure si può lasciare che il pessimismo e la negatività prevalgano e si può cominciare a tremare al pensiero che il Livorno abbia difficoltà persino a raggiungere il traguardo dei play off.
Di sicuro, non si può e non si deve buttare il bambino con l’acqua sporca: il Livorno non è e non può essere una squadra in grado di raggiungere con agilità l’obiettivo che si è prefissata nel corso del campionato, ma è un team con pregi e difetti, che dovrà sudare giorno dopo giorno per conquistarsi l’obiettivo finale perché nessuno regala niente a nessuno e perché le partite non cominciano dall’1-0 soltanto perché ti chiami Livorno.
Personalmente, non dimentico di aver accolto con particolare favore l’arrivo di Gelain sulla panchina amaranto e non dimentico neanche che il mister di Fontaniva ha raccolto 12 punti nelle prime 5 partite, andando in gol 14 volte e subendo 8 segnature: tuttavia, non posso non tener presente che la stessa squadra, nelle successive 5 partite, ha collezionato appena 4 punti e ha siglato soltanto 3 gol, peraltro nella stessa partita (contro la Ternana).
Urge, pertanto, trovare una spiegazione a tutto questo e ripartire: perché anche due campionati fa il Livorno incassò cinque gol dallo Spezia (era l’ottobre del 2012), ma andò in serie A ugualmente.
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