Livorno – Il campionato è ormai entrato nel vivo. A sei giornate dalla fine del girone di andata, la classifica comincia ad allungarsi e alcune squadre hanno urgentemente bisogno di fare punti. Il Livorno è fra queste. Dopo un inizio di calendario alla portata, ora per gli amaranto è cominciato un girone di fuoco, con poche partite contro le dirette concorrenti.
Quella di domenica prossima, 1 dicembre, rappresenta forse il primo vero crocevia della stagione. La squadra di Nicola affronterà al Bentegodi il Chievo Verona, ultimo in classifica, ma reduce dall’importantissima vittoria nel derby contro il Verona Hellas, arrivata solo nei secondi finali. I clivensi, che proprio la settimana scorsa hanno richiamato sulla panchina “l’uomo dei miracoli”, Eugenio Corini, sono sempre stati una bestia nera per il Livorno. Nei precedenti otto incontri disputati, gli amaranto hanno ottenuto un solo pareggio, 0 a 0, e ben sette sconfitte. Facile pensare ad una partita già scritta.
Nicola ed i suoi ragazzi non possono permettersi, però, un’altra battuta d’arresto. Dopo i due kappao contro Inter e Juventus, è arrivato il momento di tornare a far punti, anche per il morale. Quest’anno, a differenza di altre stagioni in Serie A, la squadra contro le corazzate del campionato non riesce a portare a casa punti e, per’ora, neanche gol. Eppure, come disse Greco in conferenza stampa la settimana scorsa, non possiamo pensare di costruire la salvezza soltanto contro le nostre dirette concorrenti. In questa frase non c’è nulla di più vero. Se adesso il Livorno si trova scavalcato in classifica da squadre come il Sassuolo o come il Cagliari, è perché contro le “grandi” del campionato non è riesciuto a portare via neanche un pareggio.
In ogni caso, adesso, è giunto il momento di sfatare il tabù Chievo. Domenica a Verona dovrà essere giocata la stessa partita di carattere, di grinta, che ha fatto sudare, e non poco, la squadra di Conte prima di trovare il gol vittoria. E che aveva dato filo da torcere anche all’Inter a San Siro. Con un Paulinho in più a dare una mano a un attacco che non segna da 259 minuti, rispetto alla gara con la Juve, per ritrovare punti e affrontare al meglio i prossimi impegni.
La squadra gioca bene, ma non raccoglie quello che semina. Occorre anche però un po’ più di fortuna. Serve ritrovare il giusto morale per continuare la rincorsa verso una salvezza che mai come quest’anno sembra essere cosi importante, non solo perché servire a restare in Serie A, ma anche permetterebbe di festeggiare il centenario della fondazione nel club, nel 2015, nella massima serie. Là, dove il color amaranto deve poter stare.
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