Livorno - Si sa che il binomio sofferenza-Livorno va a braccetto dal 1915. Oggi i due si sono dati l'ennesimo appuntamento della loro vita all'Ardenza, soprattutto negli ultimi dieci-quindici minuti nella sfida verità contro il Bologna, un incontro che nonostante la seconda metà della prima frazione aveva visto la squadra di Di Carlo riuscire ad incanalarla sui binari giusti ad inizio della ripresa. La pressione felsinea era poco più che blanda, ma un arrivo al traguardo facile facile non nelle corde degli amaranto: stessa musica di Cagliari, con i ragazzi sul doppio vantaggio, poi la rete avversaria che riapre le danze ed infine un doppio "rosso" che fa stare male fino al triplice fischio conclusivo. Ed oggi era pure peggio che in Sardegna, perché stavolta la superiorità numerica emiliana era doppia, mentre gli uomini di Lopez erano stati i primi a perdere un giocatore (Conti). La grossa pecca di quella che è una vittoria dal valore doppio: rischiare la seconda rimonta consecutiva dopo quella di Marassi e che sarebbe stata forse una mazzata micidiale. Soprattutto la seconda espulsione era quanto di più evitabile ci fosse: Emeghara era saltato e Morleo bene o male se la sarebbe dovuta vedere con Rinaudo ed inoltre, rivedendola in tv, l'esterno sinistro bolognese era sì in area, ma in posizione piuttosto defilata, tale da rendere molto difficile una felice conclusione a rete, ammesso e non concesso che Bardi non avesse potuto farci niente. Mbaye ha avuto la sfortuna di un rimpallo sul braccio aperto. In futuro, quindi, cerchiamo di adoperare più il buon senso prima di rischiare di fare regali agli avversari di turno: contro il Cagliari andò bene, con la Samp non ci furono espulsioni, ma un calo di concentrazione ed un subentro della paura che costò caro. Finiamola qui con le critiche e pensiamo a goderci questo pesantissimo successo. Passato Genova non era facile e onestamente dopo che dal 20' al 45', periodo seguìto un avvio più che promettente, difficilmente pronosticabile. Invece arrivano quei primi quattrocentoventi secondi dell'altra metà di gara che cambiano del tutto il quadro e fino a domenica fanno respirare il Livorno al quart'ultimo posto della graduatoria, come era successo dopo il blitz di Cagliari. Ci voleva carattere e c'è stato, bisognava battere una diretta concorrente ed è stato fatto, perfino ribaltando la differenza reti fino al rigore del 2-1. Tutte cose che in una giornata in cui il Sassuolo rialza la testa ed il Catania si scava la fossa, rappresentano segnali ben precisi: il Livorno se la gioca. Ora ci sono due trasferte contro squadre che sulla carta non hanno più niente da chiedere al campionato nonostante manchino ancora dieci partite: Torino ed Atalanta, che hanno già in tasca il pass per la A 2014/15. Ovviamente non si può fare affidamento sulla mente già in vacanza delle due compagini (e che in tale stato non sarà), ma sulle maggiori motivazioni amaranto sì, quindi ci sarà da fare affidamento soltanto sulle proprie forze. I viaggi fuori dal "Picchi" sono ancora parecchio tabù per il Livorno, ma purtroppo è impossibile immaginare di fare diversamente. Senza cali di tensione, ma soprattutto evitando di fare regali, niente può essere impossibile.
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