Livorno - Non è facile fare il bilancio di questa lunga, strana stagione. Non è facile, ed anzi per molti aspetti è davvero dura: è dura per l’amaro e, probabilmente, immeritato epilogo. Sì, perché la stagione del Livorno, forse, avrebbe meritato di non essersi ancora conclusa, di non veder calare il sipario dopo la trasferta di Reggio Emilia. Diciamolo con tutta franchezza: l’eliminazione nei playoff per mano della squadra granata è da imputare in buona parte alla direzione di gara del signor Giua nel match di andata. Peccato, perché uscire così fa davvero male. Fa male perché c’è la consapevolezza di essere stati eliminati da una squadra non certo superiore a quella amaranto; fa male perché, una volta arrivati a Firenze, chissà cosa sarebbe successo.
Eppure questa stagione non ci suscita soltanto amarezza, anzi ci regala un’intensa sensazione di fierezza. Proprio così, di fierezza. Perché mai come quest’anno abbiamo visto un gruppo di uomini veri prima ancora che calciatori, abbiamo visto dei ragazzi che in campo hanno sempre dato tutto, gettando l’anima su ogni pallone, regalandoci emozioni dimenticate da un po’ di tempo. E non era così scontato. Anzi, non era per niente scontato. Prima gli infortuni a catena, poi il disinteresse da parte della presidenza, e ancora una nuova ondata di gravi infortuni: insomma... gli alibi per allentare la presa c’erano tutti. Invece questa squadra non ha mai mollato, ha saputo rimboccarsi le maniche e ripartire. Certo, a volte ha sbandato, ma il controllo non l’ha mai perso. Ed è per questo che la città si è innamorata di questo gruppo. E’ per questo che il cuore della curva è tornata a battere, compattandosi come nei giorni migliori e regalandoci immagini uniche.
Ecco, proprio da qui bisogna ripartire. Da questo gruppo, da questo pubblico. E da questa squadra che ci ha fatto sentire nuovamente baldi e fieri.
Autore: Davide Lanzillo / Twitter: @amarantanews
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