Livorno - Se prima non ci si fa male, non si è contenti. Il motto delle ultime due partite in casa del Livorno potrebbe tranquillamente essere questo: serve uno schiaffo dei rivali per svegliarsi e per esaltare le grandi capacità tecniche degli offensivi amaranto. Certo, due settimane fa c'era l'accreditato Bologna e stare sul chi vive poteva rientrare nella logica, tuttavia lo 0-1 felsineo era stato degno di Mai Dire Gol ed anche ieri la Gialappa's Band avrebbe avuto ottimo materiale nel commentare lo sfortunato intervento di Mosquera. Ventiquattr'ore fa invece c'era una Pro Vercelli che fuori dal "Piola" ha confermato di essere ben poca cosa e che, vista la differenza di tasso tecnico espressa in campo e la mole di occasioni create dal Livorno specie nella prima frazione, sarebbe stato un autentico peccato non battere. Però prima ci si deve fare male per conto proprio e poi sudare molto per raddrizzare la barca. E' un difetto di questa squadra, che ogni tanto ha bisogno che le venga assestato uno schiaffone per entrare in clima partita. Per il resto ci sarebbe poco da dire, visto che anche in questa occasione i ragazzi hanno tirato fuori gli attributi e dimostrato che possono continuare ad essere protagonisti in questo campionato giunto oramai ad un terzo della sua durata, oltre ad essere stati perseveranti e pazienti, dimostrando di volere mettere in archivio la brutta giornata di Lanciano. Sembrava un po' il Livorno-Pro Vercelli dell'anno di grazia 2013, con i labronici vincitori per 2-0, ma che fino a venti minuti dalla fine non riuscirono a scardinare la difesa piemontese. Ora arriva l'ennesimo banco di prova, uno scontro diretto di venerdì al "Matusa" di Frosinone contro i ciociari che non nascondono di sognare in grande. Giallo-blu che ancora ringraziano per la cessione di Federico Dionisi (anche se i nuovi arrivi amaranto non lo stanno facendo rimpiangere), autore di cinque reti e di un campionato fino ad ora più che positivo, ma che ieri è stato relegato in panchina da Stellone nello 0-3 patito a Pescara. Pretattica del mister ex attaccante? Può darsi, conscio del fatto che si sarebbe andati di nuovo in campo poco più di 120 ore dopo. Ecco una partita in cui amnesie e gioco a sprazzi sarebbe meglio non vederli, perché non si può sempre contare di raddrizzare gare che ad un certo punto sembrano compromesse ed inoltre assieme alla continuità di risultati, occorre trovare anche quella del gioco. Anche perché con i discorsi siamo sempre allo stesso punto: le ambizioni di alta classifica esigono il minor numero possibile di passaggi a vuoto. La logica del farsi male per poi svegliarsi è bene cominciare a metterla nel dimenticatoio.
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