Livorno – Una squadra come tante, all’apparenza, una squadra che, prima dell’ultimo decennio, ha sempre o quasi militato nei bassi fondi del calcio italiano. E’ vero, ha partecipato ai primi campionati di Serie A con il girone unico, negli anni Trenta e Quaranta, e nel suo palmares ha anche due “titoli” di vice-campione d’Italia, ma nella sua storia conta pure molti campionati passati nella vecchia serie C, ora Lega Pro, ed anche nei campionati dilettantistici.

Eppure c’è una cosa, un qualcosa, cha sempre contraddistinto questa squadra dalle altre: i suoi tifosi. Sono sempre stati loro, e sono ancora loro, il valore aggiunto del Livorno. Il famoso “stadio mobile” che ha accompagnato gli amaranto in molte, se non tutte, trasferte nei campi della C è qualcosa che mai potrà essere cancellato dalla storia del calcio italiano.

I livornesi sono così, amano la propria squadra, i giocatori che ne fanno parte, soffrendo con loro. Amano i colori sociali, l’amaranto, lo storico stadio d’Ardenza intitolato ad Armando Picchi, la città stessa. E’ un amore che ha sempre portato al seguito migliaia di tifosi. Purtroppo quel Livorno, il Livorno di quei tempi, regalava molte più delusioni che gioie ai suoi sostenitori. Ma loro c’erano sempre. Ricordiamo i playoff persi agli ultimi minuti, con ventimila tifosi al seguito come accadde a Perugia, ricordiamo campionati “vinti” e poi persi ai playoff per punti tolti a torneo finito, e cose di questo genere!

Negli ultimi anni, dopo l’arrivo di Spinelli, il Livorno è tornato a calcare i campi, ma soprattutto gli stadi, del grande calcio. Sei anni di B, che mancava da trent’anni, e sei anni di A, che mancava addirittura da oltre mezzo secolo. Palcoscenici ben diversi dai campi spesso anonimi della terza serie. Cosicché, in questo decennio i tifosi amaranto, soprattutto nelle ultime stagioni di B, sembravano aver perso quella passione che li aveva sempre contraddistinti. Lo stadio non è sembrato più, in molte occasioni, quello di una volta, mezzo vuoto e senza passione. Il famoso “fortino” del Picchi è sembrato un campo prezioso per tutte le altre squadre.

Perché tutto questo? Forse i livornesi di ora non sono più quelli di una volta. Oggi sembrano essere un po’ così… quando la squadra vince, tutti fenomeni, ma quando perde, tutti scarponi. Quando il Livorno vince e va bene, tutti allo stadio. Quando perde e va male, stadio vuoto. Ma un amore che sembrava perso, è stato ritrovato. Questo è quello che conta. Le analisi sociologiche lasciamole ad altri. I tifosi, dopo la tragica stagione della scomparsa del Moro, si sono messi li, decisi a ripartire, decisi a riportare il tifo livornese a far parlare di sé, come una volta. E ci sono riusciti.

La stagione che ha riportato il Livorno nella massima serie ha visto un nuovo entusiasmo, ha risentito il calore della curva Nord come un tempo. Tutti hanno accompagnato questa squadra, questi guerrieri, alla scalata verso quel sogno che alla città intera, non solo al club, mancava da tre anni. Ora che il Livorno è tornato, occorre stargli vicino, come i tifosi hanno sempre fatto negli passati, come si faceva quando perfino la B era un sogno, facendo sentire a tutti i giocatori che vestono la maglia amaranto un amore grande, un attaccamento che poche tifoserie possono e sanno offrire, soffrendo e gioendo con loro, per gioie grandi o semplici, che poi tanto semplici non sono mai, perché una vittoria qui può valere la salvezza e la salvezza è lo scudetto del Livorno.

Teniamoci stretta questa tifoseria, questa passione ritrovata e, soprattutto, questa Serie A.

 

Sezione: Editoriale / Data: Lun 18 novembre 2013 alle 12:46
Autore: Federico Saba
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