Livorno - Aldo Spinelli inaugura la politica di austerità per il Livorno Calcio: valorizzazione dei giovani e tagli agli ingaggi con cessione dei giocatori con gli stipendi alti e tetto stabilito a 250mila euro. Basta quindi con quelle che il presidente ha chiamato le "spese folli", che poi erano il salario di Tavano a 800mila euro netti in B e quello a 450mila di Danilevicius, ma pure quelli oltre i 300mila di Knezevic, Miglionico e De Lucia sono stati messi nel mirino. Di questi cinque uno se ne è già andato, il lituano dovrebbe avere una forte riduzione in linea con i nuovi parametri e gli altri tre sono sul piede di partenza. Un fortissimo abbattimento dei costi che il patron giustifica con un presunto buco di oltre otto milioni di euro a cui vanno aggiunti, dal suo punto di vista, lo scarso seguito dei tifosi e l'impossibilità di fare calcio nella nostra città. Non vogliamo soffermarci su questi ultimi due punti, perché porterebbero via ore e ore di discussione, ma capire quali sono le aspettative della proprietà per il prossimo futuro. Da un anno a questa parte sentiamo ripetere costantemente dalla dirigenza il termine "programma triennale" per tornare in serie A, col quale si è fatto digerire ai tifosi un settimo posto che grida ancora vendetta e che sarebbe bastato davvero poco per poterlo migliorare. Quando si decide di fare una programmazione, di solito si prendono dei buoni giocatori, li si tiene insieme per qualche anno per creare un gruppo solido e poi si raccolgono i frutti di quanto seminato, come fu nel periodo 2000-2005 che ci portò dalla C alla A con salvezza annessa. Ora le cose sembrano essere un po' diverse, perché la politica di abbattimento dei costi imporrebbe altre scelte. Detto a chiare lettere si va verso un Livorno rivoluzionato per la prossima stagione: largo ai giovani, probabilmente a qualche svincolato di medio livello e sperando di trattenere qualche prestito importante. Appunto, sperando, perché almeno ad oggi uno come Iori (ad esempio) molto difficilmente tornerà. Ben vengano i vari Dell'Agnello, Jirasek, Bardi, Vacca, Rampi, Crescenzi e Florenzi, ma serve anche maggiore sostanza, con elementi che abbinino qualità ed esperienza, magari cercando di non strappare l'ultimo contratto della carriera e che comunque non sarà facilissimo trovare col nuovo tetto sugli ingaggi stabilito da Spinelli, per quanto a livello morale sia una decisione inattaccabile. Tuttavia, se l'aspirazione è ancora quella di fare un campionato di vertice, nessuno meglio del presidente sa che questi rinforzi "veri" sono indispensabili. Per adesso il patron sembra avere incassato anche l'assenso di Novellino alla line verde, il mister però si è messo in parte sul chi vive quando ha dichiarato che Spinelli è una persona intelligente e che non si stupirebbe se alla fine del mercato arrivassero degli elementi capaci di far fare il salto di qualità alla squadra. Fiducia o sottile monito? I più maliziosi potrebbero optare per la seconda ipotesi. Forse il 30 giugno potrebbe sembrare troppo presto per criticare, ma scriviamo in base a ciò che Spinelli ha dichiarato alla stampa. In tutta onestà, ad oggi, permetteteci di dire che quel progetto triennale sia un po' anomalo e che somigli molto ad una programmazione anno per anno. Niente di male, per carità. L'importante è esserne consapevoli.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 30 giugno 2011 alle 15:22
Autore: Lorenzo Corradi
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