Livorno – Egregio presidente Aldo Spinelli, mi perdoni se mi permetto di scrivere a lei direttamente, ma la criticità del momento che sta vivendo la società che lei guida da ormai quindici anni e l’affetto che io nutro per la stessa non mi consentono di tirarmi indietro e mi spingono a renderla partecipe di ciò che penso, benché io sia l’ultimo dei tifosi amaranto.
Una premessa, tuttavia, è doverosa. Sappia, commendatore Spinelli, che lei è il mio presidente, nel senso che lei non è soltanto il presidente della squadra per la quale faccio il tifo, ma io mi sento rappresentato da lei, al punto da essere convinto che nessuno possa fare meglio di quanto lei ha fatto e sta facendo per il Livorno, in termini di durata e di qualità dei risultati. Da tifoso amaranto, mi auguro che lei sia il presidente per l’oggi e per il domani e che possa realizzare a Livorno e per il Livorno tutti i progetti che aveva in mente quando arrivò nel 1999 e che hanno via via preso corpo nei suoi pensieri in concomitanza con il raggiungimento dei primi risultati sportivi.
Al di là delle roboanti dichiarazioni della fase di preparazione, tipo “non andremo mai al di sotto del dodicesimo posto” o “mai più in Serie B” e “voglio la Serie A per almeno cinque anni”, non posso non ammettere che il mercato estivo non lasciasse ben sperare, anche se Bardi, Greco, Coda, Biagianti, Emeghara, Rinaudo, eccetera, sono buoni elementi per la categoria e il loro arrivo a Livorno aveva aperto il cuore a qualche speranza, sebbene alcuni di questi fossero giunti solo nell’ultima settimana di mercato e sebbene non fosse ben chiaro se la società avesse intenzione di costruire una squadra di calciatori che avessero già calcato i campi della A oppure di preservare l’integrità del gruppo che aveva consentito il ritorno in Serie A dopo tre anni di Cadetteria.
Sicuramente ha ragione lei, presidente, quando pensa che dagli acquisti effettuati in occasione del mercato estivo sarebbe stato lecito aspettarsi di più in termini di apporto alla squadra. Sta di fatto però che, una volta esaurita la spinta propulsiva legata al prepotente ritorno in A e ai risultati pieni conseguiti in autunno contro Sassuolo, Catania e Atalanta, il Livorno ha fatto propria la zona della classifica che prende il nome di “lotta per non retrocedere” e ha scoperto che gli uomini su cui poteva principalmente contare erano in gran parte quelli che avevano portato a termine la favolosa cavalcata dello scorso anno, da Emerson a Ceccherini, da Luci a Paulinho e Siligardi.
Se lei avesse davvero ascoltato il campanello d’allarme, che suonò agli inizi di dicembre dello scorso anno, a Verona contro il Chievo di Corini, probabilmente avrebbe deciso di cambiare allenatore in quell’occasione alla vigilia della partita casalinga contro il Milan. In quel caso, avrebbe seguito il consiglio dei suoi collaboratori di procedere al cambio della guida tecnica e avrebbe consentito al nuovo mister di partecipare attivamente alla costruzione della squadra che sarebbe dovuta uscire dal mercato di gennaio. Invece, non è andata così. Il pareggio contro il Milan consentì a Nicola di salvare la panchina ed a lei di non procedere all’ingaggio di un nuovo allenatore, cosa a cui è stato costretto, in seguito, dopo il precipitare degli eventi e malgrado l’intervento di Perotti per salvare il salvabile. Nel frattempo, il mercato invernale si esauriva, consegnandoci Belfodil, Castellini e Mesbah, gli ultimi due oggi imprescindibili, ma privandoci di Schiattarella.
Egregio presidente, mi sono permesso di ricostruire assai brevemente, ed altrettanto parzialmente, la prima parte della stagione del Livorno per testimoniarle due dati incontrovertibili: innanzitutto, il Livorno convive con il fantasma della zona retrocessione da almeno quattro mesi e mezzo, per cui non è auspicabile sentir fare professione di disfattismo da chi dovrebbe essere e comportarsi come il primo tifoso della squadra; in secondo luogo, se fosse stato davvero così imprescindibile per lei e per la società mantenere la categoria, sono sicuro che si sarebbe comportato diversamente e avrebbe agito con maggiore tempestività. Evidentemente, se il Livorno dovesse retrocedere, il guaio non è per lei così grande e anche la società ha il suo ritorno economico a trovarsi in questa situazione.
Mi perdoni lo sfogo, presidente. L’amarezza mia personale, facente seguito alle sconfitte in casa contro il Chievo ed a Milano contro il Milan, è stata ed è tuttora grande, ingigantita anche da alcune sue dichiarazioni, un po’ disfattiste, che tutti hanno potuto leggere sulla stampa in questi giorni.
Presidente, cosa vuole fare? Ora che la squadra a perso a San Siro contro i rossoneri una partita che difficilmente poteva essere vinta o pareggiata, che intende fare? Vuol programmare la Serie B o vuole riproporre il classico ribaltone chiedendo a Nicola di tornare e fare i punti necessari per salvare la squadra? Oppure vuole andare avanti con Di Carlo? L’attuale allenatore non è in confusione, ha solo in mano una squadra modesta, ultimamente penalizzata ulteriormente dagli infortuni di uomini fondamentali come Mbaye e Luci, cui va aggiunto Emerson rientrato in gruppo proprio a Milano, ed a lui, come a Nicola precedentemente, non può essere data troppa responsabilità. Entrambi sono molto legati alla città e alla squadra amaranto, pronti a tutto pur di salvare questo gruppo di giocatori.
Siccome sono un amante della statistica e convivo con lo spettro della Serie B almeno dagli inizi di dicembre, mi permetto inoltre di ricordarle, egregio presidente, che, in caso di retrocessione, questa sarebbe per il Livorno la terza retrocessione consecutiva dalla Serie A alla Serie B nel recente passato e che, in entrambi i due casi precedenti, nel 2007-08 e nel 2009-10, ella decise di richiamare gli allenatori di inizio stagione, Orsi in un caso e Ruotolo nell’altro, senza produrre alcun risultato tangibile, sebbene oltretutto in almeno un caso, nel 2008, la salvezza fosse ancora alla portata del tecnico allora in sella. Camolese fu esonerato alla 35esima giornata quando la squadra aveva 30 punti ed era a tre punti dalla coppia formata da Empoli e Reggina.
Per tutti questi motivi, caro presidente, non pensi già a programmare la prossima stagione, o almeno non lo dica, per quello ci sarà tempo. Pensi piuttosto, in queste ultime quattro gare, a stare vicino alla squadra, qualunque possa essere l’epilogo di questo campionato, perché la squadra ed i tifosi hanno bisogno di sentire la sua presenza. Lei è il presidente del Livorno, è il punto di riferimento, la guida societaria. Faccia sentire il suo calore. Non getti al vento quanto di buono, ed è molto, ha fatto per i colori amaranto.
Ore 22,05. L'editoriale è stato scritto e pubblicato prima che la società del Livorno ufficializzasse l'esonero di Mimmo Di Carlo e il ritorno di Davide Nicola alla guida tecnica della squadra amaranto.
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