Livorno – Christian Panucci alla guida di un gruppo di giovani affamati e da valorizzare, possibilmente di proprietà amaranto. Al loro fianco lo “zoccolo duro” del gruppo storico che conosce bene la piazza, il campionato cadetto e la rotta per condurre in porto il galeone della Vecchia Unione. Se, come pare, il progetto del presidente Spinelli è questo un passo avanti può dirsi fatto. Anche perché vista l'improvvisazione e le scelte a dir poco azzardate fare peggio della fallimentare stagione appena conclusa ci pare obiettivo abbastanza impegnativo.
Se, e ribadiamo il se, il “progetto” (termine orribile con cui negli ultimi anni i dirigenti calcistici italiani giustificano i peggiori scempi tecnico-societari) dimostra di essere tale nei fatti e non solo nelle parole allora si potrà avere pazienza e fiducia. I livornesi hanno visto campi polverosi e categorie infime per decenni, sanno benissimo che la Serie A non è un diritto divino e che la Serie B non è una vergogna. A condizione però che chi indossa la maglia amaranto esca stremato con la consapevolezza di aver dato tutto e a volte anche qualcosa di più. E che chi conduca la barca labronica non si tiri indietro davanti alle sue responsabilità. Basta piagnistei, manfrine e giustificazioni: se c’è qualcosa da fare, si fa. Tradotto: un mercato invernale come quello appena passato non si deve più ripetere. Prestazioni indecenti come quella di Pescara nell’ultimo decisivo match non possono essere accettate.
Detto questo palla al centro e ripartire. Panucci ha dimostrato anche da allenatore di avere la personalità necessaria per tenere la barra dritta senza fare sconti a nessuno: avversari, spogliatoio e…presidente. La sua conferma, che a un certo punto sembrava mera utopia, lo dimostra. L’ex Milan e Roma, pur essendo all’esordio, non è un “signor sì” e questa è una prima garanzia per il futuro. Il resto deve arrivare dal mercato: Fossati, Verde, Barreca, Schiavone sono giovani di prospettiva che hanno già maturato una discreta esperienza. Piacciono a tante squadre, probabilmente non arriveranno, ma già il fatto che i rumors siano legati a questi nomi e non a qualche svincolato prossimo ai 40 che non vede il campo da mesi è quantomeno incoraggiante.
Impegno, strategia, sudore e passione. Con questi ingredienti Livorno può tornare a infiammarsi. Perché, va detto, oggi la priorità è quella di scaldare i cuori dei livornesi: un popolo disilluso che ormai non ha più neanche la forza di arrabbiarsi (e questo non vale solo per il calcio). Basta accendere la miccia…i risultati, se verranno, saranno solo la tanto attesa conseguenza. Lo dice la Storia, quando giocatori, società e tifosi hanno fatto gioco di squadra in pochi hanno saputo arginare l’onda amaranto.
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