Livorno – Parliamo di calcio e soprattutto di calcio giocato. Poche righe per esprimere un concetto che è convinzione di chi scrive ma che probabilmente è condiviso da molti. Il Livorno, come squadra, potrebbe fare di più. Anche se già assai competitiva, la rosa amaranto è migliorabile, ad esempio attraverso l’innesto di un regista a centrocampo e di un attaccante in grado di fare molti gol, perché se il Livorno vuole vincere il campionato e salire in Serie C, cosa alla sua portata, deve essere più letale ed avere maggiore continuità.
L’ultima gara di campionato, quella interna contro il Figline, fotografa quasi alla perfezione la stagione in corso, almeno per come si è svolta finora. Dopo un primo tempo con poche emozioni, ma con una certa supremazia del Livorno che non a caso è passato in vantaggio con Henrique, nella ripresa gli avversari hanno preso coraggio e spostato il baricentro della gara, mentre gli amaranto diminuivano la loro pericolosità, fino al punto che negli ultimi minuti il Figline ha pareggiato grazie a un calcio trasformato da Torrini.
Il pareggio, al di là della beffa per il gol subito a una manciata di minuti dal termine, scontenta gli uomini di Favarin perché oggettivamente va loro stretto. Ma una delle poche regole del calcio è che per vincere le partite, bisogna chiuderle. Naturalmente per chiuderle bisogna fare le giuste scelte tecniche ma anche avere i giusti giocatori a disposizione. Insomma, è un cane che si morde la coda. Però è indubbio che il Livorno, a volte, si fa male da solo. O almeno, questa è la sensazione. Come diceva il buon Boskov, che portò la Sampdoria allo scudetto, “partita finisce quando arbitro fischia”.
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