Livorno - E per domenica è stato. Il Catania salito a Livorno bardato di infradito, asciugamano e con una bella dose di supponenza, se ne torna in Sicilia con le pive nel sacco, un 3-1 forse anche stretto tanto che Mihajlovic a fine gara era furente e Pulvirenti medita il ritiro anticipato per i suoi stipendiati. Eppure per il Livorno è B, perché al Parma non interessava (giustamente) granché se agli amaranto serviva che il Bologna del bistrattato Colomba non doveva vincere per allungare di una settimana l'agonia di una retrocessione rimandata, ma ufficiosamente sanzionata un paio di mesi fa. Serie B nel peggiore dei modi, perché il declassamento ci stava, ma non così in anticipo. Inutile fare la distribuzione delle colpe società-squadra-tecnici o ad altri e lasciamo a chi le vuole fare le considerazioni dietrologiche stile "io l'avevo detto", "se Spinelli non cedeva Diamanti...", "ha sbagliato a riprendere Lucarelli", e così via. Tanto tutti hanno ragione e tutti hanno torto. E comunque non si farebbe altro che aumentare i rimpianti. Ci sarebbe da pensare al futuro se non ci dispiace, affrontare una cadetteria che rischia di essere molto più combattuta rispetto alle altre edizioni che hanno visto protagonisti i labronici. Qualcuna tra Brescia, Torino, Empoli e Sassuolo rimarrà lì, la Reggina dovrebbe riuscire a salvarsi, dalla A giungerà il Siena ed una tra Atalanta e Bologna con grosse probabilità per la prima. Abbiamo citato sette squadre che sulla carta saranno protagoniste del prossimo torneo giocandosi la promozione nel Paradiso del calcio. E il Livorno? Senza voler fare paragoni impropri, si sta vivendo forse la situazione più incerta dal 1999 ad oggi. Ben inteso che non si rischia l'iscrizione alla B, ma un futuro di galleggiamento, un anonimato neanche stimolato da un progetto di ricostruzione, con la paura di imbroccare l'annata storta anche lì e ritornare dove Spinelli ci ha presi. Eccoci al punto: Aldo Spinelli. Nel bene o nel male, il futuro amaranto passa da lui. C'è una strana sensazione in città: che pure stavolta decida di rimanere, ma che comunque questa ennesima voglia di passare la mano sia un po' meno una pantomima rispetto ad altre volte. La tentazione c'è e forse è anche il momento giusto per farlo, ma i messaggi che lo "Sciù" manda sono contraddittori. Da un lato proclama ai quattro venti di essere stufo, che non verrà più a Livorno, che è disposto a vendere il vendibile ed a consegnare le chiavi al sindaco; sono addirittura di ieri le frasi in cui parla di possibili incontri in settimana con potenziali acquirenti. Dall'altro comincia ad acquistare (praticamente fatto Schiattarella, in stato avanzato le trattative per Miramontes e Soligo), sostiene una politica di riduzione degli stipendi e che la società ha bisogno di un progetto di 3-4 anni per rilanciarsi, ma soprattutto non ha ancora fatto il prezzo chiedendo che l'offerta la faccia chi è interessato. La cosa che lascia perplessi è proprio quest'ultima. Se qualcuno vuole vendere una casa, ad esempio, fa fare una valutazione, fissa il prezzo di vendita e da lì parte la trattativa e questo vale per qualsiasi cosa sul mercato. Spinelli fa esattamente l'opposto: vuole vendere, ma il prezzo devono farlo gli interessati all'acquisto; un fatto che qualcuno recalcitrante ad accettare l'idea che l'imprenditore genovese lasci, interpreta come un sondaggio per vedere le reazioni della piazza e che celerebbe una assoluta volontà a rimanere al timone. C'è però anche la scuola di pensiero opposta: Spinelli ha praticamente già venduto e l'annuncio sarebbe questione di poche settimane; la "querelle" sul prezzo sarebbe per vedere se qualcuno in extremis può fargli una richiesta migliore. Difficile decidere a chi credere, ognuno dice di avere le sue "fonti sicure"; la realtà è che la situazione è molto più fluida di quello che sembra, ma sarebbe opportuno che essa fosse risolta quanto prima. C'è una stagione da preparare, una tifoseria ed una piazza da rispettare.
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