Livorno - Nei giorni in cui la città di Livorno apparirà in tutti gli schermi dei cinema d’Italia grazie all’ultimo di film di Paolo Virzì, una squadra ed una tifoseria si rispecchiano nel proprio condottiero. L’uomo del fiume, Serse Cosmi, ha compiuto l’impresa di ridare entusiasmo ad una piazza umorale come quella amaranto che dopo i primi mesi di campionato aveva già cantato il proprio de profundis. Il condottiero umbro è riuscito nell’intento pratico di ottenere ben 18 punti in 11 partite, media da sogni europei, ma soprattutto nella difficile opera di ricostruzione del morale e dell’autostima di un ambiente che dopo l’esonero della coppia Ruotolo-Russo era ai minimi storici, compiendo così un’impresa soltanto in apparenza utopica. Nessun miracolo, nessuna pozione magica, ma soltanto tanto pragmatismo e tanta capacità di tirar fuori da ogni giocatore il meglio in ogni occasione. La rosa non è composta né da brocchi come sembrava nelle prime 8 partite (3 punti), né da campioni adesso che le vittorie sono state 6, ma da onesti calciatori che se pungolati a dovere sono capaci di sputar sangue per la maglia rendendo la vita difficile anche ad avversari più quotati. E qui sta il grande lavoro di Cosmi, l’aver fatto prendere coscienza ai propri uomini che non partivano battuti ma se ben disciplinati tatticamente, pronti al sacrificio ed uniti verso un intento comune, capaci di giocarsela con tutti. La fortuna nei giochi può determinare molto, ed in questo periodo ha arriso all’undici amaranto soprattutto nelle due trasferte vittoriose di Roma e Catania dove la squadra se pur non brillando è riuscita ad ottenere il massimo. Nelle ultime partite in casa si nota come la squadra sia meno sprovveduta che ad inizio campionato. Tutte le squadre che venivano all’Ardenza conoscevano la pochezza del Livorno soprattutto in fase realizzativa, attendevano nella loro metà campo per lunghi tratti dell’incontro, per poi sferrare i colpi letali alle prime occasioni. Il Cagliari ed il Milan sembravano essersi accontentati di non rischiare nulla, mentre Fiorentina e Palermo osando nei secondi tempi un po’ di più erano puntualmente uscite dall’Armando Picchi con i tre punti in tasca. Il cambio di tendenza dovuto alla guida di Cosmi si è evidenziato con una squadra in campo più attenta a non scoprirsi anche tra le mura amiche, maggiori difficoltà quindi per gli avversari, costretti non più ad attendere ma a provare a fare gioco. Le vittorie con Atalanta, Genoa, Sampdoria e Parma sono figlie del comune spirito di sacrificio messo in campo da tutti i giocatori amaranto sempre pronti a tamponare ed a togliere spazi agli avversari. La sconfitta con l’Inter dettata dalla supremazia dei campioni d’Italia non fa testo, così come è difficile giudicare il passo falso casalingo con il Chievo determinato anche dell’espulsione frettolosa di Lucarelli. Per un Candreva, che ultimamente stenta a dimostrare il suo valore che l’ha portato fino alla Nazionale di Lippi, ci sono invece giocatori operai che in questo momento sono diventati i veri emblemi dello spirito livornese, con Filippini e Danilevicius una spanna sopra a tutti. Impossibile non citare il maratoneta bresciano e il drago lituano che nelle ultime settimane hanno permesso con le loro prestazioni di ottenere dei risultati da stropicciarsi gli occhi. Non sono sicuramente dei campioni, non sono belli a vedere, ma il loro modo di giocare dovrebbe essere di esempio per coloro che si beano troppo del proprio talento. Nel momento di difficoltà con Lucarelli squalificato e Tavano infortunato se non vi fossero state le 3 reti di Danilevicius (gol a Catania e doppietta alla Samp) a tenere il Livorno a galla difficilmente adesso saremmo al giro di boa a 21 punti con un vantaggio di 6 lunghezze sulla terz’ultima. Certo la differenza in campo la devono fare i due titolari (nell’ultima vittoria col Parma ci sono finalmente riusciti) ma pescare dalla panchina giocatori così preziosi è una manna per tutte le squadre. Questo è sicuramente un altro merito di Cosmi, riuscito evidentemente a mantenere alta la voglia di far bene e di dimostrare il proprio valore anche nei giocatori meno impiegati. Lo stesso Marchini non sempre utilizzato ma autore ultimamente di un assist per Danilevicius con la Sampdoria e a Roma con la Lazio per la rete di Bergvold incarna la vera anima di questa squadra e del suo condottiero. Da sabato a Cagliari inizia il girone di ritorno che negli ultimi campionati di Serie A per il Livorno è sempre stato avaro di soddisfazioni. Valutazioni errate della rosa a disposizione e l’incapacità di operare in modo adeguato nel mercato di riparazione di gennaio hanno determinato seconde parti di torneo da brividi. Ci auguriamo che tutti gli errori commessi in passato servano stavolta da lezione, per riuscire ad acquistare quegli elementi richiesti dall’allenatore, per continuare a sperare nella salvezza e perché Cosmi non rimanga la prima (e unica) cosa bella...
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