Livorno .- Da un paio di anni ormai la Primavera amaranto sta invertendo quella cattiva tendenza a cui la maggiore formazione giovanile del Livorno, in qualche modo, ci aveva abituati. Infatti, dopo stagioni travagliate e spesso terminate nei bassifondi della classifica, con un settimo e un ottavo posto, negli utlimi due campionati, ha saputo regalare qualche soddisfazione agli amanti del calcio giovanile. 

Frutto di un lavoro più ricercato rispetto al passato, di una filosofia non dispendiosa, ma che al momento sta fruttando e che, ovviamente, deve portare ancora a un'ulteriore crescita per centrare, perché no, i playoff nelle prossime stagioni. Già tre anni fa, durante l'annata dei '92-'93-'94, c'era stata un'avvisaglia di una crescita. Era la squadra guidata da Filippo Moscati, cugino del più famoso Marco, impreziosita da elementi di rilievo, uno su tutti Gonnelli, oggi in prima squadra. Bardi era già il titolare della prima squadra, e Moscati (stavolta proprio Marco, ndr) e Ceccherini in prestito per farsi le ossa. L'anno successivo la squadra è un po' calata, ma si è subito ripresa nelle stagioni a venir grazie ai risultati già citati da Zanetti prima e dal duo Gelain-Bruni poi. Certo, Livorno non è una piazza metropolitana, ma come insegnano Empoli e Chievo, per citare due esempi, non occorre abitare in una grande città per far grande una settore giovanile. Anzi, è proprio in squadre come il Livorno, dove occorrono risorse economiche, che la crescita di un giovane diviene fondamentale per ottenere una plusvalenza che possa fare la differenza. Gli amaranto, a differenza di altre formazioni, hanno optato su una politica molto Athletic Bilbao. Infatti, a dispetto di altre piazze dove purtroppo all'italiano vien preferito lo straniero (triste vedere che pure in Primavera determinate selezioni abbiano otto undicesimi nati fuori dal Belpaese) a Livorno non solo si è deciso di dar spazio agli italiani (Bengala unico straniero nelle ultime due stagioni, ndr), ma addirittura da quest'anno sono presenti solo ragazzi toscani. L'anno scorso ad impreziosire un mix di livornesi, pisani e fiorentini si erano uniti il comense Cannataro, il padovano Businaro, il romano Castro e il barese Cianci. Quest'anno nessuno dei quattro è stato confermato, e come detto il nucleo è stato incentrato tutto su ragazzi della zona. Solo Alessio Auteri, trequartista classe '97, beneficiava del Convitto al centro Coni, essendo di Savona. Per il resto, al gruppo dei livornesi (Cirelli, Del Gratta, Macera, Morelli G., Bartolini, Bartorelli, Borselli, Nigiotti, Quilici, Ricci, Simonetti, Parente, Testa), si sono uniti quello dei pisani (Stoppini, Albamonte, Muzzillo, Favilli), quello dei viareggini (De Fanti, Morelli S., Pierini), e quello, infine, dei fiorentini (Cipriani, Pulidori, Cesetti, Gori, Servi, Cragno, Mariani) oltre al cecinese Buselli. Tutti ragazzi della zona, che non hanno affatto sfigurato contro squadre del calibro della Juventus, il cui costo totale è stato forse maggiore di quello della prima squadra del Livorno.

Ma come dimostra il Carpi in B, o anche il Livorno 2012-13, ciò che fa la differenza, nel calcio, è il gruppo. Certo, avere in rosa calciatori in grado di fare la differenza come poteva essere Favilli nel girone di andata, è indispensabile. Ma il calcio è uno sport di squadra, perciò ciò che conta è l'insieme e non il singolo. Così, Doga ed i suoi collaboratori hanno improntato questa filosofia umile, andando ad acquistare i ragazzi che più si sono contraddistinti in provincia (ad es. Bartorelli e Parente), o in regione (Servi e Cragno dal Cattolica Virtus). Questi sono andati ad unirsi ad un folto gruppo di ragazzi cresciuti insieme, presenti fra le fila del Livorno giovanile da anni ormai. Inoltre, la collaborazione col Tuttocuoio e col Sorgenti ha permesso di cedere alcuni ragazzi per farsi le ossa ed arrivare pronti alla primavera per il prossimo anno. Nella passata stagione, ad esempio, gran parte dei '96 era stato mandato al Tuttocuoio in prestito, andando a disputare il campionato Berretti. Di tutta la rosa, tre ragazzi erano stati selezionati per tornare: Muzzillo, Quilici e Gelli. Quest'ultimo ha poi deciso di restare al Tuttocuoio dove si è ritagliato un ruolo importante addirittura in prima squadra, collezionando undici presenze e un gol in Lega Pro. Quest'anno, ha fatto lo stesso percorso Giacomo Marmugi, mentre Bachini e Brizzi sono scesi in Eccellenza con la Pro Livorno Sorgenti. Possibile che il prossimo anno comunque tornino in Primavera più pronti. E' dunque questa la scelta della dirigenza amaranto, una filosofia che imposta un progetto che ovviamente, come detto ad inizio articolo, dovrà crescere per far sì che Livorno diventi una delle prime mete per i ragazzi della zona. E' infatti un peccato vedere due livornesi in Under 18, Borghini e Picchi, entrambi di proprietà dell'Empoli. C'è comunque fiducia che con questa politica si possa ottenere un bella squadra. 

Per quanto riguarda invece i calciatori in uscita, il discorso è leggermente diverso. A Livorno, a differenza di altre piazze, la primavera non è sinonimo di contratto o di precontratto. Per meritarsi questo, bisogna essere un "top-player". Infatti, ogni anno, vengono selezionati pochi calciatori per continuare, oltre la soglia di età, la loro carriera amaranto. Per fare un esempio, dei '94, solo Biasci ha avuto il precontratto. Fra i '95, una delle migliori annate a Livorno, troviamo Gasbarro, Stampa, Bartolini e Bruzzi. Adesso, in estate, vedremo se la società deciderà di fare il precontratto a qualche '96. Circola già qualche voce, ma è troppo presto per conoscere la verità. Per il resto, tutti gli altri verranno svincolati e starà a loro assieme ai propri procuratori trovare una sistemazione. Certo, fare un precontratto a tutti è un piccolo peso economico (parliamo comunque di stipendi non elevati, ndr), ma forse potrebbe aiutare la crescita. Infatti, se tutti i ragazzi fossero legati da un precontratto, si potrebbe vedere di cederli in prestito in leghe minori arrivando a due possibilità. O il ragazzo esplode, vedi Ceccherini, e si decide di puntare su di lui per la prima squadra (che è ciò che potrebbe accadere con Gasbarro, ad esempio), oppure, se è chiaro che il giovane non possa raggiungere il livello richiesto, si può cedere a qualche formazione di Serie D, rilevando qualche soldo per la vendita del cartellino, che, in quasi tutti i casi, rappresenterà comunque una plusvalenza. Plusvalenze che, andandosi a sommare, poterbbero finanziare il settore giovanile per la prossima stagione o ad investire su un proprio centro sportivo. Oltre al fatto che, non sempre, i ragazzi sono pronti a 19 anni. C'è chi matura più tardi e potrebbe rappresentare un rimpianto in futuro.

Altro fattore su cui si potrebbe discutere, ma che con la notizia di ieri potrebbe trovare un'immediata smentita, è quello legato al tecnico. Infatti, vuoi per sfortuna o per scelte societarie, non si è mai trovata una vera continuità tecnica sulla panchina labronica. Secondo gli addetti ai lavori, il lavoro di un allenatore in primavera, deve andare di pari passo ai vari cicli. Deve durare più di un anno, per far crescere piano piano i vari calciatori. Iniziare un progetto con dei ragazzi di diciassette anni, e chiuderlo quando li stessi ne avranno diciannove o venti. Non è necessario avere un Ferguson alla De Rossi, che allena le giovanili della Roma da ormai venti anni, ma nemmeno si può cambiare ogni anno. Negli ultimi quattro anni ci sono stati cinque allenatori: Cei, Venturi, Zanetti, Gelain e Bruni. Ok, l'ultimo cambio non era stato preventivato, ma gli altri rapporti per un motivo o per l'altro hanno avuto breve durata. Adesso, con la probabile conferma di Bruni si potrebbe trovare maggior continuità anche nella guida tecnica, e il mister labronico potrebbe preparare una stagione cercando di formare una squadra sua a differenza di quest'anno dove ha pagato l'eredità pesante di Gelain.

Tornando al discorso del centro sportivo, si parla di una possibile rottura nel rapporto fra il centro di Stagno e la società. Già l'anno scorso erano emerse voci di un possibile accorso col Picchi per il campo in Banditella, ma non se n'era fatto niente. Con la retrocessione in Promozione del Sorgenti, si apre anche questa possibilità visto che si riducono le partire di "rilievo". Ovviamente non è detto che ciò avvenga, è troppo presto per dirlo, e queste sono solo voci. Se anche così fosse, cambierebbe poco. Cambierebbe il posto (con due centri comunque superiori a quello di Stagno, ndr), ma si continuerebbe a dover pagare un affitto quando sarebbe bello poter contare su un proprio centro come hanno molte società (per chi è interessato, si vada ad informare su Torre del Grifo, il modernissimo e bellissimo centro sportivo del Catania). Ma si sa, questo è un problema anche della prima squadra, che da anni ormai si allena al Coni di Tirrenia in affitto. 

 

Sezione: Editoriale / Data: Lun 08 giugno 2015 alle 18:32
Autore: Nicola Marra / Twitter: @marra_nicola
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