Livorno – Il calcio nasce come sport, e per questo è, o meglio dovrebbe essere, fondato su valori etici e portatore di sani principi. Purtroppo, la realtà è ben diversa. Ormai l’unico valore e l’unico principio che conta, nel calcio, sono i tre punti, il segnare un gol in più dell’avversario, costi quel che costi. Quello che doveva essere un gioco si è trasformato col tempo in un business. E questo, purtroppo, ad ogni livello, compreso il settore dilettantistico e quello giovanile.
Purtroppo, questa mentalità, questo inseguire in modo morboso la vittoria, ha portato a creare alcune scorciatoie fastidiose, per chi ha fatto dell’etica sportiva la propria filosofia. Questi espedienti tolgono perfino valore a vittorie che, se ottenute con le proprie forze, ne avrebbero invece molto. Parliamo del campionato Primavera, e ci stiamo riferendo ai cosiddetti “fuoriquota” che, per regolamento, possono essere al massimo quattro. Tre di questi, sono calciatori che “sforano” di un solo anno, per esempio, in questa stagione, i classe ‘94 che possono essere registrati regolarmente in rosa. L’altro, invece, può essere impiegato di partita in partita, ma non può essere parte fissa della squadra, e non ha limiti di età.
Il Livorno, sposando una filosofia “corretta”, ha deciso di puntare su un organico regolare, con un solo nato nel 1994, vale a dire Tommaso Biasci. Per il resto, si è deciso di puntare sui ‘95, come per esempio il capitano Andrea Tiritiello, o il bomber della scorsa giornata Elia Bruzzi, ed addirittura a diversi ‘96. Protagonisti di questa squadra, come il portiere Matteo Cipriani, il difensore (per altro capitano sabato scorso) Marco Stoppini, i centrocampisti Giacomo Ricci e Lorenzo Simonetti, gli attaccanti Andrea Castro e Piero Cianci, sono tutti nati nel 1996, e stanno facendo molto bene in questa categoria.
Il Livorno è quarto in classifica, posto che garantirebbe l’accesso ai play-off, un traguardo importante specie perché, per raggiungerlo, non si è ricorso a scorciatoie. Nell’arco del torneo, l’unico fuoriquota non registrato dal Livorno, è stato Saulo Decarli nella gara fra Lazio e Livorno, terminata 4 a 0 per i biancocelesti, in cui al Livorno mancavano per infortunio Stoppini, Tiritiello, Businaro e Del Gratta. Ragion per cui in difesa furono schierati Diana, Decarli per l’appunto e Morelli, che Zanetti preferisce in genere impiegare sulla fascia.
Questa scelta del mister può sembrare in contro tendenza alle abitudini amaranto ma può anche essere capita. La formazione, in quella occasione, era praticamente decimata, la formazione Allievi era chiamata a una trasferta impegnativa in quel di Novara, e Decarli, dopotutto, non sembrava una pedina fondamentale per Nicola, in vista della trasferta di Bologna. Oltretutto lo svizzero si infortunò a metà gara e fu sostituito.
Appare meno corretto, invece, la presenza di Sculli in un match fra Lazio e Bari, partita fortemente decisa dall’ex ala di Genoa e Messina, o quella di Destro nel derby fra Roma e Latina, dove l’attaccante scuola Inter ha indirizzato notevolmente la gara mettendo a segno una doppietta e affossando le speranze del Latina, che sta disputando un ottimo campionato (settimo posto con 14 punti in dieci gare, ndr). Ma Destro non era l’unico calciatore della prima squadra schierato con la Primavera giallorossa. Erano infatti presenti anche Jedvaj, Romagnoli e Ricci, che ha esordito in Serie A contro l’Atalanta nel match di domenica scorsa. Si tratta, in realtà, di un espediente già utilizzato dalla Roma, che contro il Livorno schierò Caprari, già titolare a livello di prime squadre da tre anni e gli stessi Ricci e Romagnoli, autore quest’ultimo già di un gol in Serie A. E’ ovvio che determinati giocatori facciano la differenza. A certi livelli l’età è un fattore più che determinante. Pure l’Inter, che milita nel girone B (il Livorno è nel girone C) alla prima giornata schierò Milito, ma in quel caso si trattava del rientro da un infortunio. Ma il Principe, come viene chiamato Diego Milito, non segnò e soprattutto non infierì, a differenza di altri che invece non si risparmiano quando gli avversari sono dei ragazzini, togliendo così il sapore stesso alla vittoria.
Viene lecito domandarsi, riflettendo su una questione come questa, cosa conta di più, fra l’insegnare determinati atteggiamenti ai ragazzi e la vittoria finale. Meglio scorretti ma vincenti che leali ed eroici ma perdenti? Difficile dirlo. La storia, chioserà qualcuno, è sempre scritta dai vincitori. Ma tant’è. Ognuno ha la sua filosofia e deve onorarla. Come ha detto Zanetti, allenatore della Primavera amaranto, è giusto che ognuno faccia ciò che ritiene giusto. Il regolamento, d’altronde, non vieta alla Roma di schierare Caprari o Destro, quest’ultimo autore di venti gol nella massima serie, ne’ alla Lazio di far giocare Sculli, nel calcio professionistico da ormai tredici anni. In caso di esigenza, infatti, è possibile schierare un fuoriquota. Resta semmai da vedere e da chiarire cosa effettivamente voglia dire “esigenza”.
Il Livorno ha sposato una certa filosofia e fa molto bene a seguirla, anche a costo di rimetterci qualche punto in classifica. Tuttavia sarebbe errato anche essere troppo rigidi nel rispetto di tale scelta. Non sarebbe forse opportuno, per i ragazzi oltre che per la squadra, dare la possibilità ad elementi come Mosquera e Borja, di giocare ad esempio novanta minuti. Tanto bene si parla di questi ragazzi arrivati dalla Colombia, ma le occasioni per vederli in campo, finora, sono state limitate, tanto che il primo ancora non ha esordito, mentre il secondo ha giocato solo alcuni spezzoni di gara. Provarli con la Primavera potrebbe essere un modo per ambientarsi in Italia e per poter poi dire la loro anche con i grandi. E lo stesso discorso vale per l'italo-svizzero Decarli. Un giusto punto di mezzo, forse, non sarebbe errato, nell'attesa che i giovani maturino e diventino giocatori veri.

 

 

Sezione: Editoriale / Data: Mar 03 dicembre 2013 alle 21:43
Autore: Nicola Marra / Twitter: @marra_nicola
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