Livorno – Le offese e soprattutto gli sputi ai giocatori amaranto fanno molto male alla piazza sportiva di Livorno. Sono certo che i ragazzi della curva Nord, quelli che hanno in mano il tifo più acceso, sapranno prendere le distanze da chi, ieri pomeriggio, è andato oltre ogni limite e si è reso protagonista di un comportamento sleale e privo di senso. Sputare a chi, pur perdendo e giocando male, era comunque venuto a prendersi le legittime critiche ed anche qualche offesa sotto la curva, ossia ad assumersi le proprie responsabilità, è cosa da rimandare al mittente con chiarezza e fermezza. Belli gli applausi dopo gli inviti a tirar fuori gli attributi, belli gli applausi che hanno liberato l’amore per la maglia pur a fronte di una dura contestazione, ma gli sputi contro Paulinho e compagni, ossia il disprezzo, non sono accettabili.
Chi crede che questi ragazzi, una volta in campo, non diano tutto, sbaglia di grosso. La squadra ha evidenti limiti, per la Serie A, e non si può farne colpa ai giocatori. Le responsabilità, semmai, sono di chi ha assemblato un gruppo non del tutto all’altezza della massima divisione, non di questi giovani professionisti chiamati a cimentarsi in un’impresa forse più grande di loro. Dunque, le responsabilità maggiori, a mio parere, vanno ascritte a chi ha fatto le scelte tecniche, ai dirigenti della società, fermo restando che Spinelli potrà piacere o non piacere, sarà poco livornese, sarà quello che volete, ma è comunque un uomo, un presidente, che in quindici anni ha fatto disputare ben sei volte la Serie A, con una comparsata in Coppa Uefa, a una squadra che non giocava in B da trent’anni e in A da oltre mezzo secolo. Un aspetto, questo, che se non lo esime da critiche, in primis quella di non aver realizzato una squadra capace di salvarsi senza patemi alla vigilia del centenario del club, gli deve comunque garantire rispetto ed equilibrio di giudizio.
In ogni caso gli sputi di ieri, anche se opera di una sparuta minoranza, vanno al di là di tutto questo. La dignità, infatti, non va lesa a nessuno, nemmeno a dei professionisti che pure guadagnano fior di soldi. Tanto più che questi ragazzi, pur con tutti i limiti del caso, tentano disperatamente di salvare la baracca. Chi pensa il contrario, non coglie nel segno. Si potrà chiedere ai giocatori più grinta, più determinazione, ma a cominciare dall’allenatore Di Carlo, passando per capitan Luci fermo ai box, per Paulinho, Siligardi, Bardi e via dicendo, tutti e dico tutti, fino all’ultima riserva, pagherebbero di tasca propria pur di consegnare la salvezza a una piazza sportiva che il prossimo anno vorrebbe festeggiare il centenario della squadra in Serie A.
Rispettare non significa non criticare, non contestare, non chiedere chiarimenti ed esigere il massimo dai giocatori. Rispettare significa, molto semplicemente, non umiliare, non offendere, non aggredire chi, nonostante tutto, ci mette la faccia e non lesina energie. Rispettare significa in questo senso spronare, dare fiducia, crederci. Perdere la testa adesso sarebbe il peggiore dei delitti. Gli altri non sono dei marziani. E se ci crede il Sassuolo, che ha gli stessi nostri punti, possiamo crederci anche noi che il Sassuolo abbiamo battuto due volte. Il Bologna dista solo tre punti. Insomma, l’impresa è difficile, molto difficile, ma non impossibile. Non servono però aggressioni ed atteggiamenti sopra le righe, ma serenità, calore e tanta concentrazione.
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