Livorno - Non ce ne voglia Danilevicius, ma ci teniamo per noi quello che gli avremmo detto se si fosse mangiato quel gol sullo zero a zero... Questo per dire come sarebbe un delitto non aggiungere un centravanti vero, a questa rosa di giocatori che, a Piacenza, sono stati costretti a giocare ad una porta, come succede loro al Picchi. La tattica rinunciataria degli emiliani per poco non è costata cara agli amaranto nel primo tempo, perchè se attacchi a pieno regime qualche spazio lo concedi. Poi, una volta sbloccato il risultato, non c’è stata più gara, anche se chi guarda la partita preferirebbe sempre avere il risultato nel ghiaccio. Poco importa, l’importante era rimediare al mezzo scivolone col Pescara con prova sontuosa nel secondo tempo, senz’altro a livello della performance di Bergamo. Difesa eccellente innanzitutto, con un paio di sbavature peraltro rimediate in proprio. Poi Luci e Surraco, che hanno tamponato e sono ripartiti alla stregua del generosissimo Schiattarela. E non parliamo di Dionisi, che si è fatto il mazzo su e giù nella tre quarti avversaria, favorendo con una giocata brasiliana l’inserimento di Surraco, da cui è nato il gol decisivo dell’uruguagio. Ma in generale piace l’organizzazione di gioco data da Pillon, con ognuno che sa cosa fare e c’è la massima disponibilità a soccorrere il compagno in difficoltà. Con questa formazione, però, non esiste alternativa alla palla a terra e questo può essere un limite perchè non sempre si può dominare e vincere, ed è un obbligo se sei in cima alla classifica.
 

Sezione: Editoriale / Data: Dom 12 dicembre 2010 alle 10:53
Autore: Raimondo Bongini
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