Livorno - Varese domani sera e Torino sabato pomeriggio, due partite per capire meglio chi siamo e dove possiamo andare. Il Livorno torna in campo domani sera al Franco Ossola di Varese, senza aver avuto nemmeno il tempo di godersi la prima vittoria casalinga del campionato e di essere tornato di nuovo ad "espugnare" l'Armando Picchi, dopo 5 mesi e mezzo di triste astinenza. La vittoria con il Cittadella è giunta 10 giorni dopo la goleada di Ascoli e se due indizi fanno una prova non si può che essere soddisfatti per i 6 punti raccolti in due giornate e per gli 8 gol segnati in 180 minuti. Ma, attenzione, contro gli uomini di Foscarini non tutto è filato liscio e sarebbe un errore imperdonabile prendere solo il buono e sottovalutare ciò che non ha funzionato. Dopo un inizio discreto, infatti, verso metà primo tempo la manovra del Livorno è tornata a farsi piuttosto farraginosa e prevedibile, lasciando pressochè inoperoso il portiere avversario. Dio solo sa cosa sarebbe successo se l'arbitro avesse interpretato diversamente l'escursione fuori area un po' avventata di De Lucia e il mani di Iori sulla punizione di Bellazzini. Si era ancora sullo 0-0 e rimanere in 10 o andare in svantaggio avrebbe avuto effetti catastrofici. Invece, una volta tanto, il vento ha girato dalla nostra parte ed in rapida successione il Livorno si è trovato in vantaggio di un uomo (ineccepibile l'espulsione di Dalla Bona) e di un gol (grazie Perticone). A quel punto, ed è stato qui il vero merito del Livorno, il secondo tempo è filato via liscio come l'olio, con la perla del gol di Tavano ed un'altra spruzzatina di fortuna con la deviazione di Manucci in occasione del terzo gol di Iori, che ha chiuso definitivamente i giochi. Sfatato il tabù ardenzino e ritrovato anche un po' di feeling con la tifoseria (belli gli applausi a Pieri fin dai primi minuti di gioco), ci si mette in viaggio verso la Padania con un carico di certezze in più. La difesa, con Perticone spostato a destra e Lambrughi centrale insieme a Miglionico, sembra aver trovato la quadratura, con il redivivo Pieri a dare una marcia in più a sinistra; in mezzo al campo Luci e Iori garantiscono corsa, geometrie e fosforo, e se Pillon deciderà per il turnover (ma ci crediamo poco) c'è pronto Barusso, con il suo contributo di muscoli e forza fisica; sugli esterni Schiattarella è il soldatino ideale per il tipo di calcio prediletto dal mister, Surraco è la variabile impazzita, mentre Pagano è ben più di un rincalzo di lusso e sulla sua esplosione a breve siamo pronti a scommettere; in attacco c'è una miscela di croce e delizia: Dionisi e Tavano hanno potenzialmente il colpo sempre in canna e sono capaci di far saltare qualsiasi fortino avversario, tuttavia sono inevitabilmente legati al fraseggio palla a terra; lì davanti ci vorrebbe un ariete, uno alla Rossini di due stagioni fa, da cercare con i cross alti e da mettere dentro magari a partita iniziata. Danilevicius rispetto ai due titolari è più alto e robusto, ma ha praticamente le stesse caratteristiche di gioco; Volpe è strutturalmente uguale a Dionisi e Tavano, di Cellerino conosciamo pregi (pochi) e difetti (tanti, purtroppo, quelli evidenziati fino ad oggi. Resta Volpato, il cui identikit potrebbe rispondere alle richieste, ma finora non si è ancora visto. In ogni caso il Livorno è capace di far gol in ogni momento, come dimostrano le 13 segnature che valgono il secondo miglior attacco del campionato. Anche se la B è lunga, questa prova di maturità in terra lombarda potrebbe dire molto sul futuro degli amaranto. A Livorno abbiamo imparato a covare il fuoco sotto la cenere, ma sappiamo anche che il pubblico non vede l'ora di avere un'occasione per incendiarsi. Torniamo da Varese con un risultato positivo, per poi trasformare, sabato pomeriggio con il Torino, l'Ardenza in una bolgia.
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