Livorno - Nei giorni scorsi abbiamo seguito la vicenda dell'esonero di Marco Nappi dalla panchina della Berretti amaranto, che proprio lui, al termine di una stagione a dir poco sorprendente, nel mese di giugno ha condotto allo scudetto di categoria. E, confessiamo, non abbiamo capito granché. Non abbiamo capito, in poche parole, se ci sono stati anche altri motivi, oltre a quelli ufficiali, che hanno indotto la società a prendere una tale decisione. Perché Nappi, non dimentichiamolo, ha fatto un'impresa straordinaria portando il Livorno a vincere il titolo nazionale del secondo campionato giovanile d'Italia, dopo la Primavera. Tanto che, non casualmente, si era parlato di lui come possibile nuovo allenatore della Serie C.
Senza giri di parole, veder sollevato dall'incarico un allenatore che ha vinto un titolo italiano, ancorché della Berretti, mette amarezza. E dispiace. La dirigenza ha detto che il motivo per cui Nappi è stato sollevato è che, dopo la vittoria dello scudetto, egli puntava a fare il bis per imporsi definitivamente come un allenatore di qualità e in grado di guidare prime squadre e non solo formazioni giovanili. Il Livorno, invece, punta al rinnovamento del proprio vivaio e alla valorizzazione dei giovani e non al risultato. Da qui, la separazione con Nappi. Una separazione avvenuta comunque, si dice, dopo aver tentato, ma inutilmente, di proseguire assieme il cammino.
Le ambizioni di Nappi, dunque, contro il concreto realismo e la necessità di far crescere i giovani della società amaranto. Questo, in estrema sintesi, il motivo che avrebbe portato alla rottura tra le parti.
Ecco, senza voler dare giudizi, ma anzi con spirito costruttivo, ci chiediamo e chiediamo se c'è stato qualcosa di altro tra le cause che hanno determinato l'esonero del tecnico nato a Roma. E' infatti del tutto normale che uno che ha vinto, ci voglia riprovare. La domanda, semmai, è se l'ambizione di Nappi non poteva in qualche modo essere utile all'obiettivo della società di far crescere i giovani nel complesso. Davvero la rinnovata sfida di Nappi non poteva servire a un progetto complessivo capace di rafforzare il legame tra prima squadra e settore giovanile?
In ogni caso, dopo aver legittimamente deciso di puntare su altri per la prima squadra, la dirigenza amaranto, a nostro modesto parere, avrebbe dovuto e potuto interrompere subito il rapporto con l'allenatore campione d'Italia, in modo da permettere a lui di collocarsi con immediatezza sul mercato mettendo a frutto la bella e fresca vittoria ottenuta con la Berretti amaranto. Anche perché, detto per inciso, l'idea di sostituirlo è stata maturata nel corso del mese di luglio non in modo repentino, come potrebbe sembrare, ma con una certa gradualità.
E lo stesso dicasi per Nappi. L'ex giocatore di Genoa e Fiorentina, forte di una vittoria del genere, avrebbe potuto e forse dovuto rassegnare le dimissioni, se vedeva che i progetti societari non lo soddisfacevano, anche per permettere al club di fare già a luglio la scelta del nuovo tecnico. Inoltre lui è un campione d'Italia. E il suo obiettivo, come quello di ogni allenatore che ha ottenuto un successo, non poteva e non può essere che quello di guidare sul campo una squadra di un certo valore, giovanile o di vertice che sia.
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