Livorno - Purtroppo fummo profeti una settimana fa: il vero volto del Livorno edizione Di Carlo lo si vedrà quando arriveranno i primi intoppi. Ebbene eccoci al dunque. Arriva l'ennesima sconfitta della stagione in modo immeritato, contro un Genoa che non ha fatto niente per mettere in risalto i dieci punti di vantaggio in classifica (adesso tredici). Una gara decisa dall'altrettanto ennesimo "gollonzo" stagionale per Bardi e la sua difesa e nella quale non sono bastati altri ottantasei minuti, recupero compreso, per riprendere i grifoni pur avendo per lo meno cinque occasioni nitide. Siamo alle solite anche nei rapporti con la fortuna: il debito verso gli amaranto continua a crescere e prende sempre più corpo la sensazione che anche questo fattore o inverte la tendenza, oppure hai voglia a fare partite gagliarde mettendo in crisi avversari sulla carta più forti. Consentiteci una cosa che a molti sembrerà un'esagerazione: circa la metà delle partite perse dagli amaranto, sono state sconfitte immeritate. Consolazioni della giornata: il Livorno ha reagito bene e, in serata, arriva il ko del Sassuolo contro l'Inter che conferma il punticino di distanza dalla zona salvezza personificata ad oggi dal Chievo. Ora però la barra va raddrizzata nuovamente, come sembrava dopo i risultati ottenuti contro Sassuolo e Catania. Si va a Cagliari contro gli uomini di Lopez che, quando si dice il caso, sono tornati con le pive nel sacco da Marassi contro la Samp, esattamente come il Genoa una settimana fa e quindi con tanta voglia di recuperare il terreno perduto evitando di farsi coinvolgere nella lotta tra pericolanti e come se non bastasse il Livorno non ha mai vinto al Sant'Elia nella sua storia. Di conseguenza il lavoro di Di Carlo nella settimana che si apre sarà importantissimo, diremmo forse fondamentale, per le sorti della squadra. Si tratterà di lavorare molto più sulla testa che sul piano del gioco, non cambiare minimamente l'atteggiamento visto nelle ultime tre partite ed evitare quel tracollo psicologico che alla fine è quello che ha fatto saltare la panchina di Nicola a gennaio. Non c'è niente che a quindici giornate dalla fine possa dirsi perduto. Se il mister ed il gruppo ci credono (e ci credono) il miracolo salvezza può essere ancora fatto.
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