Livorno - Era dai tempi di Chiellini, che non vedevamo debuttare un ragazzino della nostra primavera in massima serie. Simeoni e’ del ‘90 ovvero non è un ragazzino come quelli che si vedono calcare i massimi palcoscenici internazionali in Inghilterra e Spagna. Magari non sara’ neanche un fenomeno, pero’ Ruotolo, che non sara’ un fine affabulatore ma un navigato uomo di campo si, gli ha dato spazio, invertendo una tendenza. Bravo il mister anche come ha gestito i cambi nella ripresa. Meno bene la difesa, che a Verona ha commesse due ingenuita’ macroscopiche ed è stata punita. La prima è roba da oratorio, con almeno quattro difensori che si proiettano sul portatore di palla ai limiti della nostra area e lasciano incredibilmente libero Pellissier. E poi il raddoppio su assist involontario di Knezevic, ostacolato da Galante, che mette Abbruscato nella condizione di battere a rete indisturbato. Ed era da fine febbraio, che anche loro, non vincevano al Bentegodi. Tra le due reti, pero’, un po’ di Livorno si è visto. Soprattutto con l’ingresso di Tomas che ha dato una capocciata su splendido cross di Raimondi, che avrebbe meritato migliore fortuna. Tavano invece non ne ha indovinata una, anche perchè Pulzetti trequartista nel primo tempo non l’ha mai assecondato. Film rivisto ma stavolta si è vista determinazione e parecchio orgoglio. Lo ripetiamo, i ragazzi, c’entrano al 5% nelle disgrazie del Livorno. Ci vergognamo piuttosto di sentire ai telefoni delle tv cittadine, gente che incita i livornesi ad andare domenica allo stadio per contestare la societa’ con arance e accendini… Siamo dell’idea che questa stessa squadra, se sostenuta a dovere, per tutto il campionato (invece di affossarci sulle malefatte di Spinelli) come sarebbe avvenuto in un contesto veramente sportivo, come quello inglese ( ma non è per dire che l’erba del vicino è più verde, anche loro hanno problemi, di eccessivo indebitamento per esempio ndr) avrebbe potuto dare di più. Invece è da febbraio, dopo la sconfitta con il Siena, che ci piangiamo addosso, anziché dare una mano da tifosi veri ( anche noi naturalmente da queste colonne non siamo immuni da colpe ndr.). Tipico di noi livornesi. E su questo atteggiamento il Sig. Spinelli ci sguazza a piacimento. Prima ha fatto il garantista, affermando che avrebbe onorato gli impegni se non vi fossero compratori; una settimana dopo, o giu’ di li’ , dice di voler vendere i giocatori e portare le chiavi al Sindaco. E’ la riedizione della consumata strategia del vendo non vendo, per far capire a tutti che se non apre bottega lui a Livorno, non c’è nessuno che lo fa. E certo, se invece di inventarsi e vantarsi di progetti naufragati come quello “diventa uno di noi” ovvero la caccia alle meteore del pallone, avesse dato vita ad un settore giovanile come si deve, ad un certo punto avremmo anche potuto fare a meno di uno che si fruga, per andare avanti. E lo ha fatto, perchè perchè noi tifosi ci siamo distratti con le sirene della serie A e i nostri cari amministratori si son ben guardati di mettere paletti alla sua gestione, lasciando che la barca andasse il più possibile, accontentandosi dell’affitto del campo. Ora restano le macerie e non piacciono a nessuno. Tutti d'accordo che Spinelli ha fatto il suo tempo ma per cambiare registro serve maturita’ e coesione, voglia di ripartire da zero e soprattutto poche pretese. Altro che arance e accendini...

Sezione: Editoriale / Data: Dom 18 aprile 2010 alle 13:16
Autore: Raimondo Bongini
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