Livorno – Che la Serie A sarebbe stato un campionato duro, si sapeva. Che le sconfitte sarebbero arrivate, anche. Però si può perdere in tanti modi, in modi diversi. Oggi il Livorno non ha praticamente giocato. La difesa è apparsa distratta, il centrocampo inconcludente, l’attacco troppo isolato. Fin dall’inizio la gara pareva una replica di quella di Verona contro il Chiedo. E nonostante un secondo tempo leggermente migliore, più per demeriti dell’avversario che per meriti degli amaranto, la previsione avvertita nel primo tempo è stata rispettata.

Con la tragica posizione della squadra, visto il buon pari con il Milan, il Livorno doveva e poteva fare meglio. Serve più cattiveria, più aggressività e soprattutto più concretezza. I gol della Lazio, arrivati in circostanze fortuite, fra deviazioni e rimpalli, non devono essere una scusa. Il Livorno non ha mai calciato verso la porta di Marchetti. Un aspetto che, in trasferta, è ormai diventato un luogo comune. L’ultimo gol lontano dal Picchi è quello segnato da Rinaudo a Verona contro l’Hellas, gol inutile, peraltro, ai fini del risultato. I quattro punti conquistati in trasferta sono un bottino misero per una squadra che deve salvarsi, specie se in casa arrivano pareggi contro concorrenti dirette quali Cagliari e Torino o addirittura sconfitte come quella con la Sampdoria.

Adesso è l’ora di tirare fuori la rabbia, l’agonismo, la voglia di tenere e mantenere ciò che questa squadra, meritatamente, ha conquistato lo scorso anno. L’unica cosa da fare, è dimenticare Roma e cominciare a studiare un modo per trovare la soluzione a questo mal di trasferta. La domanda posta da Nicola alla propria panchina, oggi, è l’emblema di questo momento. “Ma cosa stiamo facendo?”, ha chiesto il tecnico torinese. Forse trovando la risposta a questa domanda, con i giusti adeguamenti a gennaio, si può invertire una rotta, che adesso pare tragica.

 

Sezione: Editoriale / Data: Dom 15 dicembre 2013 alle 22:21
Autore: Nicola Marra / Twitter: @marra_nicola
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