Genova – Da Genova a Livorno, idealmente, e viceversa. E’ un Aldo Spinelli arrabbiato e furioso, un fiume in piena, quello che si presenta davanti ai giornalisti al consiglio di amministrazione della Rebora a Genova. Esordisce dicendo che è “arrabbiatissimo per i risultati della squadra, ma non solo”. Si sente stanco, è arrivato a quasi tredici anni di gestione della società, ed è “giunto il momento di lasciare”, tanto che con una battuta dice che “non è obbligo che debba morire a Livorno, inoltre sono stanco dei continui torti arbitrali, dovuti magari al fatto che Livorno è una tifoseria comunista e ci sono sempre cori politici nella nostra curva, i livornesi certe volte sono bravi a farsi male con le loro mani”.
Il presidente, in sella dal 1999, è intenzionato a chiudere il bilancio del 2011 e poi probabilmente nominerà un amministratore unico per il 2012, che dovrebbe essere, con tutta probabilità Giovanni Gnecco, il consulente finanziario della società, anche se non è sicuro che il ragioniere possa accettare questo incarico di grande responsabilità. Spinelli afferma: “Se il sindaco di Livorno (Alessandro Cosimi, ndr) mi chiama, sarei disposto a lasciargli subito la società per cercare un compratore, cosi non posso andare avanti, venerdì scorso c’erano 600 spettatori, come facciamo a sobbarcarci le spese con questi incassi? La società deve mantenersi solo con i soldi che arrivano dalla Lega e dai diritti televisivi”.
Il presidente poi inizia a parlare dell’attuale monte ingaggi e lo definisce “troppo alto”. Certi contratti, evidentemente, non è più in grado di permetterseli. E per una gestione sana, nel calcio di oggi, l’unica cosa da fare è puntare sui giovani e ridimensionare le spese di gestione. Lascia intuire, il patron, che gli sportivi livornesi devono capire questo, che ci sono società in Serie B, come Albino Leffe e Cittadella, che con quattro o cinque milioni di euro riescono a fare il campionato. Questo, con Spinelli, potrebbe esser il futuro anche per il Livorno.
Ci sono giocatori in rosa che non ne vogliono sapere della spalmatura dell’ingaggio, come Martin Miglionico e Dario Knezevic, giocatori che secondo Spinelli hanno ingaggi fuori parametro, non solo per il Livorno, ma per qualunque club della Cadetteria, ed a gennaio “se arrivano offerte saremo costretti a venderli”.
Il presidente tiene inoltre a sottolineare che prima di eventuali cessioni, però, parlerà con il nuovo tecnico Armando Madonna. Ma quello che è certo è che “trenta giocatori a libro paga sono un’enormità”.
Sul caso di Alfonso De Lucia, Spinelli è quasi furioso. Battendo i pugni sul tavolo, afferma: “Non gioca mai, si permette di portare altri giocatori in rosa a ballare ed a far baldoria, a brindare quando il Livorno perde. Ci sono le foto su Facebook. Ma vi rendete conto?”.
Il presidente parla anche di Romano Perticone dicendo che aveva un offerta dalla Nocerina ma il giocatore ha rifiutato. E precisa che “gli unici che hanno un mercato sono Betanin Paulinho, Jürgen Prutsch ed Andrea Russotto, il primo richiesto da Siena, Spezia e Benevento, gli altri due da vari club di B e Lega Pro”.
In definitiva Spinelli sembra deciso ad abbandonare la presidenza e se possibile il club. Tanto che è disposto perfino a regalare il sodalizio amaranto a colui che, presentandosi, si mostra intenzionato a “gestire la società accollandosi i contratti in essere”.
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