Livorno – Non è stato un inizio semplice per Antonio Rizzolo, arrivato sulla panchina dell’Orvietana che si è trovato subito ad affrontare due “big” del girone come Grosseto e Livorno. Sono arrivate due sconfitte di misura, entrambe per 1-0, ma l’allenatore dei biancorossi, da calciatore attaccante di ottimo livello in A e B, guarda il bicchiere mezzo pieno: “Io sono arrivato giovedì scorso, sapevamo che avevamo due partite molto difficili in cinque giorni, eravamo consapevoli delle difficoltà che avremmo incontrato e abbiamo raccolto poco. Sul campo, però, obiettivamente questo divario, sia domenica che oggi, non l'ho visto”.
“Abbiamo affrontato il Livorno con grande rispetto perché conosciamo la storia calcistica della città però – precisa Rizzolo - poi è il campo quello che parla e oggi, nonostante un avvio un po’ titubante nei primi 15 minuti, abbiamo sistemato alcune cose e siamo andati molto meglio. Onestamente non penso che siano tante le squadre che vengono qua a Livorno a fare il secondo tempo che abbiamo fatto noi. Anche se non abbiamo creato grandissime occasioni per me già tenere il Livorno nella propria metà campo non è cosa da poco”.
L’assalto finale, col cambio di modulo e il passaggio al 3-4-3 è stato arrembante a poco concreto anche a causa del rosso rimediato da Congiu nel finale che di fatto ha vanificato il forcing nell’abbondante recupero, sei minuti, concesso da Marra: “Sì, ma ci abbiamo provato anche con l’uomo in meno. La squadra è stata sempre molto attenta, vogliosa della ricerca del risultato. Nel primo tempo soprattutto i primi 20-25 minuti ci è mancato un pizzico di qualità, troppa fretta nel ripartire e troppa fretta nella gestione della palla. Abbiamo fatto un secondo tempo buonissimo, bisogna migliorare sicuramente là davanti perché quelle poche occasioni che capitano dobbiamo sfruttarle, come d'altronde ha fatto oggi il Livorno, perché credo che più di una-due occasioni gli amaranto non le hanno avute, come del resto ci è successo domenica con il Grosseto. Dobbiamo essere più cinici perché il calcio è questo”.
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