Salerno – Nel presentarsi in sala stampa, Ezio Gelain fa fede al suo modo di essere allenatore dai modi pacati e, nel raccontare la disastrosa prestazione fornita dagli amaranto a Salerno, prova a intravvedere quel raggio di luce che dovrebbe accompagnare il Livorno da qui alla fine del campionato:

“Dopo la prestazione di oggi, non vedo ancora un Livorno condannato perché davanti a noi abbiamo ancora quattro partite e dodici punti da conquistare, a condizione di non essere più quelli di oggi e di assomigliare il più possibile al Livorno visto contro il Latina: abbiamo il dovere di credere fino in fondo alla salvezza, per noi stessi e per i nostri tifosi,. E’ vero: contro la Salernitana, abbiamo riportato una sconfitta meritata e tanto più pesante perché ci eravamo preparati bene a questa partita ed eravamo convinti del fatto nostro”.

Prima ancora del gioco, oggi è mancata la personalità: “Sono d’accordo e non mi sento di giustificare la squadra perché venivamo da una vittoria che avrebbe dovuto infonderci un minimo di sicurezza, eppure siamo riusciti a prendere gol dopo un minuto di gioco, senza aver mai toccato il pallone e, malgrado siamo riusciti a tenere aperta la contesa per lunghi tratti, non siamo più stati in grado di tornare in parità perché abbiamo commesso errori su errori in fase di finalizzazione. Purtoppo, non abbiamo ragionato come avremmo dovuto fare e siamo stati troppo precipitosi in alcune situazioni: quando parlo di deficit di personalità, mi riferisco alla squadra presa nel suo complesso e ci sono dentro anch’io perché, evidentemente, non sono riuscito a far comprendere a chi era in campo quanto sarebbe stato importante assumere determinati atteggiamenti”.

Come si riparte da una situazione così complessa? “Innanzitutto, si riparte arrabbiati neri. In secondo luogo, facendo capire ai ragazzi che compiere determinati errori, principalmente dovuti alla concentrazione, non può essere possibile per una squadra come la nostra. Quando tocchi il fondo, paradossalmente diventa più facile risalire”.

E’ stato necessario che la Salernitana rimanesse in dieci per mettere in difficoltà la squadra di Menichini: “E’ innegabile: quest’oggi non abbiamo avuto la giusta lucidità e non abbiamo retto la pressione, della partita e dell’ambiente: siamo riusciti a chiuderli nella loro area di rigore soltanto nei minuti finali della partita”.   

“Alla base delle difficoltà del Livorno” – ha proseguito il tecnico veneto – c’è un problema di testa e non un problema fisico: quando le cose cominciano a non andare per il verso giusto e non si riesce a porvi rimedio, può essere l’aspetto psicologico a crearti dei problemi: per il resto, devo dire che conosco alcuni elementi di questa squadra da molti anni ed ho troppo rispetto per loro per dire che si tratti di giocatori non all’altezza della situazione. Da quando sono arrivato, ho cercato di portare il mio modo di fare calcio, che prevede un certo tipo di lucidità, ma io sono qua soltanto da una settimana e non posso assumermi responsabilità che obiettivamente non sono mie”.

Sezione: Calcio / Data: Dom 24 aprile 2016 alle 21:19
Autore: Gianluca Andreuccetti
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