Modena – Un palo, una traversa e un rigore negato potrebbero essere materiale sufficiente per dare corpo ad eventuali recriminazioni sull’undicesima sconfitta esterna di una stagione sfortunata, ma sta di fatto che il Livorno visto oggi a Modena è stato soltanto un lontano parente, per certi versi anche comprensibilmente, di quello ammirato cinque giorni fa in casa contro il Crotone. Vediamo qui di seguito le nostre valutazioni:

Pinsoglio. Compie una parata degna di questo nome soltanto in occasione del gol, quando respinge nelle immediate vicinanze di Luppi un violento tiro scoccato da fuori area da parte di Rubin: poteva davvero fare di più il portiere amaranto? Il dubbio rimane. Voto: 5,5.  

Antonini. Tre partite in nove giorni sono tante per tutti, soprattutto per lui che non era sottoposto a questi ritmi da un certo tempo: nella seconda frazione, Antonini e Lambrughi si trasformano in centrocampisti aggiunti, aprendo spazi per il contropiede dei giocatori del Modena. Ricorre al fallo in maniera intelligente, non meritandosi quell’ammonizione che gli varrebbe la squalifica. Ha bisogno di ulteriore tempo ed è giusto concederglielo. Voto: 6.   

Ceccherini. La fascia di capitano, indossata a seguito dell’espulsione rimediata da Luci contro il Crotone, sembra averlo letteralmente trasformato: ordinato e preciso, è il lontano parente del giocatore messo in discussione anche nell’arco di questa stagione. Pensa soltanto a giocare e lo fa bene. Voto: 6,5.

Vergara. Imperdonabile è il suo atteggiamento sull’azione del gol perché, invece di provare ad andare a contendere il pallone a Luppi sulla ribattuta di Pinsoglio, alza il braccio, si ferma e volge lo sguardo verso il guardalinee, lamentando un fuorigioco che non c’è: non è l’unico episodio di una partita in cui l’ex giocatore dell’Avellino dimostra di dover migliorare sul piano dell’attenzione, a fronte di ottimi mezzi tecnici. Voto: 5.   

Lambrughi. Torna a calcare il campo dal primo minuto a distanza di quasi due mesi dalla sfortunata trasferta di Pescara e non riesce a determinare come spesso gli capita(va). Prova a scendere di tanto in tanto sulla sua corsia, ma Luppi si rivela un brutto cliente. Voto: 5,5.  

Moscati. Viene schierato nel ruolo di esterno destro alto nel 4-4-2 di partenza e, iniziando da quella posizione, non ha modo di sviluppare la sua corsa in profondità: soffre il dinamismo del folto centrocampo emiliano, ma, fin quando rimane in campo, è l’unico dei suoi che cerca e trova con insistenza lo specchio della porta avversaria. Voto: 6.

Comi (14’ st). Il suo tardivo ingresso in campo regala alle azioni offensive amaranto un punto di riferimento in attacco, che prima non avevano: il suo merito principale è quello di riuscire a tenere alta la squadra, grazie alla sua sola presenza in campo. Nasce dai suoi piedi l’assist per il tiro di Cazzola che, a cinque minuti dal novantesimo, colpisce il palo alla destra di Manfredini. Voto: 6.  

Biagianti. Confermato nell’insolito ruolo di esterno sinistro di centrocampo, che lo aveva visto protagonista già nel secondo tempo della partita contro il Crotone, tende giustamente ad accentrarsi quando Lambrughi scende sulla sua corsia. Non fa mancare ai suoi compagni il proprio apporto sul piano emotivo, ma fatica ad emergere nel traffico che c’è a centrocampo. Voto: 5,5.

Fedato (29’ st). Se può essere schierato in campo soltanto a sedici minuti dal fischio finale, un motivo ci deve pur essere: il poco tempo a disposizione gli è sufficiente per essere protagonista di una delle occasioni più nitide dell’intera partita, spedendo a lato di poco un cross dalla destra di Cazzola. Riesce a mettere in crisi la difesa avversaria con una facilità disarmante. Voto: 6,5.  

Cazzola. Il trentenne ex centrocampista della Juve Stabia è di gran lunga il miglior elemento della mediana amaranto anche se, soprattutto nel primo tempo, finisce con il soffrire molto il dinamismo dei suoi dirimpettai in maglia gialloblù. Si fa preferire in fase offensiva quando serve un invitante pallone per la testa di Fedato, che il centrocampista veneziano non riesce a tramutare in gol, e quando colpisce il palo da fuori area, dopo essere stato servito da Comi. Peccato che salti il confronto con la Virtus Entella di sabato prossimo. Voto: 6,5.   

Schiavone. Crespo predispone per lui un trattamento personalizzato, con Luppi e Nardini pronti ad andare in pressing sul centrocampista amaranto, ogniqualvolta questi provi ad impostare l’azione: si ha come risultato che il ruolo di regista basso viene svolto a turno da Ceccherini o da Vergara e che l’ex centrocampista della Juventus prova ad intrufolarsi nel gioco partendo da una posizione più avanzata, ma non è proprio la stessa cosa. Un brivido corre lungo la nostra schiena quando insegue Giorico per tutto il campo e lo stende prima che questi entri in area di rigore. Numerosi i tiri compiuti dalla distanza, senza particolare convinzione o fortuna. Voto: 5,5.   

Jelenic. Saper fare tutto rischia di diventare un limite se si viene chiamati a ricoprire un ruolo diverso in ogni partita e più ruoli nell’arco della stessa partita. Compie un prodigioso recupero difensivo su Calapai al dodicesimo minuto di gioco, ma si rivela un fuoco di paglia: lo sloveno è apparso in evidente debito di ossigeno. Voto: 5.

Bunino (39’ st). Grazie al suo ingresso in campo, Panucci si regala un epilogo con ben due punte centrali. Ha soltanto il tempo di farsi fischiare un fuorigioco. Senza voto.  

Baez. In alcuni frangenti della partita, sembra che Baez lotti da solo contro l’intera retroguardia avversaria: non perché sia egoista e, infatti, non lo è, ma perché soffre maledettamente l’assenza di un compagno di reparto a cui fare da spalla: patisce lo strapotere fisico dei centrali difensivi avversari, ma non si dà per vinto. Emblematica è l’azione da lui conclusa alla mezz’ora del primo tempo, quando, impegnando l’intera retroguardia modenese, va giù in area di rigore, si rialza, conclude alto verso la porta del Modena e protesta solo dopo aver tirato. Il tiro con cui colpisce la traversa nel finale era soltanto un cross. Voto: 6,5.

Panucci. Premesso che chi vi parla è intimamente convinto che il 3-5-2 sia l’unico modulo di gioco possibile per il Livorno, in generale, e per il Livorno di questa stagione, in particolare (soprattutto ora che Aramu, Fedato e Valoti sono quasi sempre indisponibili), non mi spiego la scelta di non schierare in attacco un riferimento per Baez: la squadra in campo nell’ultima mezz’ora, pur avendo il torto di non andare in rete, ha chiuso il Modena nella propria trequarti, producendo pericolose palle gol. Non può essere soltanto un caso. Voto: 5,5.     

Sezione: Calcio / Data: Dom 06 marzo 2016 alle 23:46
Autore: Gianluca Andreuccetti
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