Rosignano Solvay – Dopo una lunga carriera da calciatore professionista nel corso della quale ha, tra le altre cose, disputato una semifinale playoff con la maglia amaranto del Livorno e vinto un campionato di serie C2 con la maglia gialloblu della Viterbese (stagione 1998/1999), Riki Di Bin ha deciso di fermarsi a vivere a Livorno e di intraprendere la carriera di allenatore. Oggi, l’ex terzino sinistro del Piacenza di Luigi Cagni è la guida tecnica del Rosignano Sei Rose, squadra che ha appena conquistato il primo punto della stagione in casa della Pro Livorno Sorgenti e che occupa l’ultimo gradino della classifica del girone C del campionato di Promozione, in coabitazione con l’Albinia:

Mister Di Bin, per il suo Rosignano è arrivato domenica scorsa il primo punto della stagione in casa della capolista Pro Livorno Sorgenti: qual è l’umore della sua squadra, in vista dell’incontro casalingo contro la nuova capolista San Donato?

L’umore è buono: siamo consapevoli di attraversare un momento di difficoltà a causa dei vari infortuni che abbiamo avuto e di aver messo in campo una buona prestazione contro la Pro Livorno; ora, andiamo ad affrontare la nuova capoclassifica, una formazione che può schierare in avanti tre punte fortissime e che ha una difesa molto attrezzata. I ragazzi saranno chiamati a dare il 110% per fare risultato, ma vedo la squadra convinta delle proprie possibilità e in grado di ripetere la prestazione di cinque giorni fa.

In queste ultime settimane, la sua rosa sta godendo dell’innesto di alcuni elementi di grande esperienza, quali Arricca, Macchioni e Menichetti. Qual è il contributo che questi ragazzi stanno dando alla squadra?

Avevamo bisogno di dare equilibrio a due reparti, il reparto difensivo e il reparto di centrocampo: con l’ingresso di Macchioni, abbiamo registrato la retroguardia e dato consistenza a tutta la fase; a centrocampo, invece, abbiamo in Arricca un elemento di grande esperienza in grado di guidare i movimenti della linea mediana. Un altro innesto importante è quello di Alessio Ciorba, fratello di Simone e in grado di scendere in campo già domenica.

Quali sono, invece, gli obiettivi della sua società per la stagione in corso?

Cercare di salvarci è l’unico obiettivo che ci siamo prefissati per la stagione in corso: la nostra società e la nostra squadra sono nate a luglio dopo varie vicissitudini interne e non siamo stati nelle condizioni di darci un obiettivo diverso dalla salvezza. Speriamo di centrarla il prima possibile.

Mister, tra poco più di ventiquattro ore il Livorno sarà di scena a Viterbo per concludere in casa dei laziali una settimana cominciata nel peggiore dei modi: non le sembra che, dopo il pareggio interno con l’Arezzo, la squadra di Foscarini abbia ricevuto fin troppe critiche?

Sicuramente sì, anche se è vero che in questi ultimi anni il Livorno è accompagnato, a tutti i livelli, da un briciolo di apatia che, francamente, non aiuta. Purtroppo, sebbene stia facendo un buon lavoro, Foscarini è alle prese con una serie di infortuni che, in particolar modo nel reparto avanzato, stanno penalizzando oltremodo la squadra amaranto perché in Lega Pro, più che in altre categorie, è fondamentale avere attaccanti in grado di andare a segno con relativa facilità. Sono sicuro che, con il recupero di tutti gli infortunati, Mister Foscarini e la squadra abbiano tutte le carte in regola per tirarsi fuori da questa situazione.

E, come se non bastasse, per la prima volta dall’inizio della stagione sono cominciati a circolare i nomi dei possibili successori del tecnico veneto, il solo, a mio parere, a non avere responsabilità in questa situazione così delicata: non le sembra paradossale tutto questo?

A me, che sto provando a fare l’allenatore, questa situazione sembra parecchio paradossale perché Foscarini non ha colpe in relazione a quanto sta succedendo a Livorno. Cambiare l’allenatore alle prime difficoltà è un vecchio ritornello che non porta da nessuna parte: ora, la cosa più razionale da fare è unire le forze e concentrarsi sul recupero di tutti gli infortunati, in attesa di valutare se è il caso che il mercato di gennaio porti con sé qualche innesto.

Mister, Lei ha vinto un campionato a Piacenza dove Gigi Cagni rimase in panchina per sei stagioni consecutive ed un campionato a Viterbo dove Luciano Gaucci avvicendò dieci allenatori in tre stagioni, a dimostrazione che una regola per vincere non c’è: dando ai giocatori la sensazione che il cambio di panchina sia sempre dietro l’angolo, non si finisce per dare troppo potere agli uomini che vanno in campo?

È chiaro che è sempre più facile sostituire l’allenatore invece che venti giocatori: solitamente, il cambio dell’allenatore è accompagnato da una fiammata iniziale, ma non può nascondere la presenza di problemi importanti, se questi esistono realmente. Per quanto mi riguarda, Piacenza e Viterbo rappresentano due esempi diversissimi di vincere un campionato: a Piacenza, era stata fatta una programmazione seria e lo stesso allenatore, che aveva portato la squadra in serie B, riuscì a portare la squadra in serie A e ad ottenere tre salvezze nella massima serie; a Viterbo, invece, il cambio dell’allenatore fu fatto con l’avvento della nuova proprietà e, soltanto l’anno dopo in serie C1, il presidente Gaucci cambiò quattro allenatori e centrò comunque una qualificazione playoff.

Secondo Lei, cosa manca a questo Livorno per diventare squadra con la S maiuscola come ha detto Foscarini?

Capisco i tifosi che vorrebbero vedere questa squadra rialzare la testa dopo alcune stagioni non brillanti, ma oggi la necessità primaria è quella di far lavorare Claudio Foscarini, che è persona saggia, e la squadra in un ambiente un po’ più sereno e un po’ più tranquillo. Poi, con il recupero degli infortunati ed, eventualmente, qualche innesto, le cose torneranno a posto.

Terzo posto in classifica, quattro vittorie ed un pareggio in cinque partite casalinghe, quattro soli gol subiti e ben sette partite senza prendere reti: diciamo che la Viterbese di Cornacchini non sembra davvero l’avversario più “morbido” per ripartire. Che idea si è fatto di questa partita?

Sicuramente, è una partita difficilissima: il Livorno dovrà andare a giocare in un campaccio contro la squadra di un allenatore e di un uomo che vorrà essere asfaltato, prima di vendere la pelle, sua e della sua squadra. I numeri sono lì a dimostrare le qualità dell’undici di Cornacchini, ma il Livorno dovrà scendere a Viterbo per dare il 100%, sapendo che nel calcio nulla è impossibile.

Che ricordo ha del pubblico di Viterbo?

A Viterbo sono sempre stato bene sia a livello di città sia a livello di tifoseria, anche perché i risultati sono sempre stati positivi. Tuttavia, dopo aver collezionato tante esperienze in giro per l’Italia, tengo a precisare che le piazze di Catania, Livorno e Torino sono quelle dove, a mio parere, la tifoseria ha e dà qualcosa in più per la maniera in cui riesce a farti sentire giocatore e a spingerti a dare sempre il cuore.

Chiudiamo con una curiosità, Mister: lei che ha girato l’Italia in lungo e in largo, come mai ha deciso di fermarsi a Livorno?

(ride) Qui entrano in ballo anche questioni familiari perché fu mia moglie a scegliere di fermarci qui a Livorno e, a distanza di alcuni anni, non posso che essere strafelice della scelta fatta: Livorno è una città dove si vive benissimo sia per l’entusiastica socievolezza dei suoi abitanti sia per il mare e, più in generale, per il clima. Ripensando al giocatore che sono stato qui a Livorno ed ai giocatori di oggi, non posso non immaginare la fortuna che si ha a vestire la maglia del Livorno. 

Sezione: Calcio / Data: Ven 28 ottobre 2016 alle 23:30
Autore: Gianluca Andreuccetti
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