Bergeggi (Sv) – Pontedera e Livorno sono state, in ordine di tempo, tappe di una carriera che avrebbero portato Rocco De Marco, granata nella stagione 1984/1985 ed amaranto nella stagione 1985-1986, ad affermarsi in importanti piazze del Sud (Foggia, Reggio Calabria ed Avellino) e ad assaporare la serie A nel primo Parma di Nevio Scala; al momento attuale, De Marco vive in provincia di Savona ed è un allenatore in attesa di panchina, dopo un biennio trascorso alla guida della società savonese dell’F.C. Speranza 1912, con cui ha conquistato una promozione ai playoff in Prima Categoria ed una salvezza ai playout nella stessa serie. È lui il “doppio ex” di Amaranta.it, in previsione della partita di domenica contro la squadra di Indiani:

Mister De Marco, lei è reduce da un biennio in cui aveva fatto discretamente bene alla guida dell’F.C. Speranza 1912 ed, in estate, il suo nome era stato accostato ad almeno una squadra della Prima Categoria Liguria eppure, con i campionati che viaggiano verso il giro di boa, è ancora senza una panchina: è riuscito a dare una spiegazione a tutto ciò?

A dire il vero no, proprio no: so soltanto che, nel calcio moderno, molte società vanno a caccia di allenatori che, per riuscire ad allenare, siano in grado di portare uno sponsor ed io di sponsor non ne ho. 

Può tracciare per noi un bilancio del suo biennio alla guida dell’F.C. Speranza 1912?

A mio parere, il bilancio è indiscutibilmente molto positivo, anche se la salvezza della scorsa stagione è giunta in maniera rocambolesca: ho conosciuto una società fatta di persone che sono sempre rimaste vicine alla squadra ed al sottoscritto e credo di aver contribuito alla crescita di alcuni giovani.

Cosa fa un allenatore in attesa di un nuovo incarico?

Niente di particolare: sta a casa, guarda le partite e cerca sempre di imparare il più possibile, anche andando in giro per gli stadi. E poi aspetta una chiamata, cosa che, dal mio punto di vista, è difficile e, al tempo stesso, più che legittima, dal momento che lì, dove sono andato, ho sempre prodotto risultati.

Mister, la sua carriera di calciatore non è stata certamente quella di un uomo copertina, però non sono mancati i momenti emozionanti: penso allo spareggio per andare in serie A tra Reggina e Cremonese, con i calabresi che mancarono soltanto ai calci di rigore l’appuntamento con la promozione; all’esordio in serie A con la maglia del Parma, nel giorno del debutto assoluto dei ducali in massima serie; all’eliminazione dalla Coppa Italia inflitta alla Lazio al termine di uno storico doppio confronto, quando gli irpini militavano in serie C1. Qual è il suo ricordo più bello?

Sono tutti ricordi belli quelli che mi hai citato: ho avuto la fortuna e la capacità di disputare sempre delle buone stagioni e credo sia ingeneroso preferire un’esperienza rispetto ad un’altra. Aggiungo che, tra le piazze in cui mi sono trovato molto bene, ci sono anche Livorno e Foggia e che ho molti rimpianti rispetto al mio anno a Parma, per via di un infortunio che mi impedì di godermi appieno la serie A.

Pontedera e Livorno, evidentemente, sono state per lei tappe di avvicinamento verso piazze che, almeno a quei tempi, frequentavano palcoscenici più importanti, ma non sono state avare di soddisfazioni. A Pontedera, ad esempio, arrivò la vittoria nella finale di una Coppa Anglo – Italiana…

Sì, è vero: a Pontedera riuscimmo ad aggiudicarci la finale di una Coppa Anglo – Italiana (che, a quei tempi, aveva assunto il nome di Memorial Gigi Peronace, in omaggio al suo fondatore, ndr) e fu una bella soddisfazione per tutti noi. Venivo da una buona stagione a Savona e, lasciata Pontedera, approdai al Livorno: la piazza amaranto fu per me uno straordinario trampolino di lancio perché, malgrado la retrocessione avvenuta sul campo, venni a sapere che le mie buone prestazioni contro il Licata di Zeman avevano indotto l’allenatore boemo a portarmi con sé nella sua prima avventura a Foggia.

A Livorno, invece, riuscì ad essere sempre presente e a collezionare 34 partite su 34: quale fu il segreto di tanta costanza?

Allenamento allenamento allenamento: oggi come ieri non si può pensare di raggiungere dei risultati, facendo leva soltanto sui propri mezzi tecnici ed in assenza di un’eccellente condizione fisica. Per quanto mi riguarda, la serietà e l’assiduità negli allenamenti sono state le chiavi per raggiungere dei buoni risultati e per togliermi tante soddisfazioni.

In quell’organico, alla guida del quale si avvicendarono Romano Fogli e Armando Onesti, debuttarono Igor Protti e Massimiliano Allegri: cosa ricorda di loro, come giocatori e come compagni di squadra?

Ho grandi ricordi di entrambi: per quanto riguarda Protti, più come avversario ai tempi del Messina che come giocatore ai tempi del Livorno, probabilmente perché giocavamo in posizioni molto distanti l’una rispetto all’altra; pensando ad Allegri, che quando giocava con me aveva compiuto da poco 18 anni, ricordo che già allora aveva quello spiccato carattere e quella forte personalità, che gli hanno consentito di raccogliere tanti successi.  

Nella scorsa settimana, protagonista silente della nostra rubrica “Il doppio ex” è stato proprio Armando Onesti, suo allenatore ai tempi del Livorno: che ricordo ha di questo Mister, lei che in carriera ha avuto tanti allenatori importanti (da Scala a Zeman, da Marchioro a Bolchi)?

Onesti succedette a Romano Fogli, una delle persone a cui sono rimasto più legato, calcisticamente parlando: era un allenatore molto meticoloso dal punto di vista della preparazione atletica e proveniva da esperienze importanti, una su tutte il quinquennio all’Inter come “secondo” di Bersellini. Non credo, francamente, alla diceria secondo cui non fosse altrettanto preparato dal punto di vista tecnico - tattico: in ogni caso, con lui, io mi trovai molto bene perché già allora avevo capito quanto fosse importante una buona preparazione fisica per avere successo nel calcio.

Domenica pomeriggio, il Livorno proverà a dare l’assalto alla conquista della quarta vittoria consecutiva contro una squadra che, dopo una lunga serie di risultati negativi, sembra essersi ritrovata grazie ai due successi contro Prato e Arezzo: quali sono le insidie maggiori in questi casi?

Oggi come allora, la sfida tra Livorno e Pontedera è una partita – non partita, nel senso che esiste un grande divario tra le due squadre, le due società e le storie delle due società, anche se bisogna riconoscere al Pontedera i grandi progressi fatti rispetto a quando io ero un suo giocatore: credo che il Livorno dovrà impostare una partita di grande ritmo e far capire all’avversario la propria volontà di metterlo sotto sin dal primo minuto, per evitare di incappare in qualche scherzetto da parte della compagine di Indiani.

Alessandria e Cremonese sono due obiettivi alla portata del Livorno oppure sono ormai troppo lontane in classifica e destinate a fare un campionato a parte?

Sinceramente, non credo che il Livorno possa farsi di questi problemi: si tratta, pur sempre, di una squadra e di una società importante con alle spalle un pubblico esigente, in grado di rappresentare un valore aggiunto nel corso della stagione. Il gap che la squadra di Foscarini può avere, a livello di organico, nei confronti di Alessandria e Cremonese, è ampiamente recuperabile nel bilanciamento tra tutte le componenti che sono dietro ad una squadra.

Nel salutarla e nel ringraziarla per la disponibilità, Mister, le chiediamo di improvvisarsi meteorologo: qual è la situazione a Savona dopo le piogge torrenziali di questi giorni?  

A Savona, fortunatamente, la situazione è buona anche perché oggi non è piovuto: i problemi veri sono nell’entroterra, a Calizzano e nella Val Bormida.

Sezione: Calcio / Data: Ven 25 novembre 2016 alle 23:30
Autore: Gianluca Andreuccetti
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