Castiglioncello - I tifosi del Livorno lo ricordano con piacere, perché fu lui a costruire la squadra che il 20 giugno del 2009 riconquistò la serie A dopo un solo anno di cadetteria. Parliamo di Franco Ceravolo, che degli amaranto in quell'annata fu il direttore sportivo, capace di portare gente come Rosi, Bonetto, Miglionico, Perticone, Candreva e Terranova, ma anche di andare ad ascoltare i sostenitori labronici arrabbiati nel periodo delle sconfitte casalinghe, senza mai perdere la calma, mettendoci sempre la faccia. Ed anche lui, che magari quella livornese potrebbe considerarla una parentesi se si pensa a quello che ha fatto (e vinto) in anni da dirigente della Juventus, è ancora legatissimo a quell'esperienza e la ricorda sempre con piacere. Abbiamo provato a fargli riaffiorare quei ricordi in una breve intervista, ma non solo, soffermandoci anche sul presente degli amaranto.
Signor Ceravolo, che ricordi ha di quel Livorno?
Costruimmo una squadra molto forte che meritava di andare in serie A. Partimmo piano, ma poi la vera forza emerse.
A gennaio però gli innesti che servivano per consolidarsi non arrivarono...
Io avevo già preso Barusso e Bruno, che a Livorno venivano di corsa. Spinelli invece si fece convincere da altri ad acquistare Cellerino che glielo presentarono come un fenomeno. Lo pagò tre milioni di euro ed è vero che lo soffiò alla Lazio.
Si parlava anche del ritorno di Lucarelli e Vantaggiato in quel periodo.
Il Parma per darci Lucarelli voleva Tavano, mentre Vantaggiato costava troppo.
E del Livorno di oggi che ne pensa?
Ha in rosa un giocatore in gamba come Dionisi. Fui io a consigliarlo a Spinelli. E' un attaccante che farà sicuramente strada.
Qualche volta Spinelli dice di essere stanco e di volere passare la mano. Lei che lo conosce, ci crede?
Anche a me diceva ogni tanto di volere mollare tutto, ma Spinelli ama tantissimo il calcio e senza non può vivere.
Lei ha avuto la possibilità di lavorare anche in Inghilterra al Queen's Park Rangers. Che differenza c'è nel vivere il calcio rispetto all'Italia?
C'è meno assillo del risultato. Lì il calcio è vissuto in maniera più leggera che da noi. In Italia se ne parla per tutta la settimana, si carica molto una partita; in Inghilterra invece questo non accade, è tutto molto più tranquillo.

Fabrizio Bertini - Lorenzo Corradi

Sezione: Calcio / Data: Sab 16 luglio 2011 alle 14:31
Autore: Lorenzo Corradi
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