Novara – There is always hope, c’è sempre speranza. Per parafrasare l’epigrafe sulla maglia commemorativa del Moro, non è ancora finita, non ci siamo ancora arresi. Anche se la quarta, e ultima, sconfitta della gestione Colomba è una vera e propria condanna. Si consuma con lo stesso copione di tante altre e determina, questa più delle altre, uno stato di cose di cui, a prescindere dall'allenatore nuovo o vecchio, sembra impossibile vederne la soluzione. La classifica e il calendario ora parlano una lingua chiara, con un lessico che non lascia spazio a nessun fraintendimento. Al Piola di Novara il risultato è bugiardo, la sconfitta è gratuita e immeritata. Gli episodi e l’arbitraggio, anche nella 15esima di ritorno, non ci sono di conforto. Ma questo, negli annali del calcio non troverà posto nemmeno in un piè di pagina.
Nero su bianco il Livorno si presenta in Piemonte come la squadra che ha al momento il maggior numero di sconfitte al suo attivo e, come tale, da destinata alla retrocessione. E come tale si comporta sul campo. Non tanto per il gioco espresso quanto per la personalità che non è in grado di dimostrare. Personalità e identità latenti che nessuno tra tutti quelli che si sono seduti in panchina, e prima di loro qualcun altro, è stato capace di infondere. E’ pura illusione pensare di farla sbocciare in un campo così difficile e soprattutto dopo un’interminabile striscia negativa come questa.
Come le altre, neanche il Novara ci prende a pallonate eppure, con due gol che definire trovati è una circonlocuzione, si prende i tre punti e rimane in zona play off a tutti gli effetti. Il Livorno gioca alla pari e fa la sua onesta partita. Il portiere Pacini non soffre l’emozione dell’esordio tra i professionisti e fa il fenomeno del giorno castigando puntualmente tutte le conclusioni che il 4-4-3 di Colomba è in grado di produrre. Con la stessa tempestività il centrocampista Paolo Pancrazio Faragò si fa trovare per due volte al posto giusto così da far terminare il batti e ribatti del momento alle spalle di Pinsoglio. La seconda volta lo fa al secondo dei quattro minuti di recupero voluti dal non ineccepibile signor Nasca di Bari. Così come è successo due volte nelle scorse tre partite la beffa arriva poco prima di andare sotto la doccia.
There is always hope, mancano ancora sei giornate e rimangono ancora diciotto punti in palio. C’è sempre speranza. Occorre trovarla, però. Occorre cercarla al campo, nello spogliatoio e in panchina. E anche sui gradoni del Picchi.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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