Livorno – Peggio di così non poteva andare la sfida salvezza della dodicesima giornata del girone di ritorno. Con la Pro Vercelli arriva l’ennesima delusione di una stagione da dimenticare, una sconfitta bruciante, impietosa e beffarda, che segna ormai un destino inequivocabile. Era la penultima spiaggia per continuare a sperare ma già dalle prime battute quell’isola in mezzo ai gorghi della zona play out si è presentata come un miraggio.
Nel primo tempo, come facile prevedere data l’importanza del match, il Livorno parte molto contratto e si produce in un gioco caratterizzato solo da qualche palla lunga tanto sterile quanto prevedibile. Colomba non ha promesso mare e monti ma nonostante ciò si è presentato con un 3-5-2 di cui, però, nessuno si è accorto. La Pro Vercelli, da par suo, non incanta per fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione. Tutt’altro. Giochicchia nella speranza di uno di quei tanti regali con cui ci siamo fatti apprezzare in giro per l’Italia.
Nella ripresa il mister maremmano avanza il baricentro con gli innesti di Biagianti e Comi. La manovra è in effetti più fluida e il gioco più concreto. Le conclusioni, sfortuna, imprecisione o chissà cosa, come da oltre 400’, sono sterili. Quando già la x si profilava come una frustrazione insopportabile per il dispendio di energie sostenuto, si concretizza una beffa che ha dell’incredibile. Nei due dei quattro minuti di recupero decretati dal signor Ghersini di Genova il Livorno sbaglia un gol fatto e ne subisce uno su calcio di rigore. Quando l'arbitro fischia indicando il dischetto il terreno di gioco è una tregenda, la panchina un putiferio, gli spalti un inferno.
In due minuti si è passati da una possibile resurrezione ad una nuova crocifissione, questa è stata la Pasqua del Livorno. Con la prestazione di oggi è difficile anche ipotizzare la fine di questo calvario. Nelle partite che ci separano dalla Lega Pro servono miracoli.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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