Cagliari – La 18esima di ritorno, la data prefissata per la promozione della squadra sarda, si è risolta con un deprimente nulla di fatto. Il Livorno si è presentato al Sant’Elia come la vittima sacrificale designata a celebrare le gesta di una big in un torneo che le riconosce periodi alterni ma, senza dubbio, valori effettivi. Nonostante ciò, il derelitto Livorno, dato ormai per spacciato anche nell’Italia insulare, non ha ricoperto a dovere il ruolo di sparring partner assegnatogli e ha rovinato la festa a un’intera isola. L’ultima spiaggia, evidentemente, era da qualche parte nel Golfo degli Angeli.
Per combinare questo scherzetto a mister Rastelli, Gelain lascia in panca un bel po’ di senatori e snocciola un 3-5-1-1 tanto prudente quanto inaspettato. Visto che i rossoblu sono il miglior attacco del campionato e noi una delle peggiori difese, non si può che supportare questa scelta. L’avvio è a senso unico, con Storari che fa la bella vita come quando era il secondo di Buffon. Il Livorno resiste fino al 22°, quando Giannetti modifica la traiettoria del tiro da fuori della bandiera cagliaritana Murru, dieci anni all’ombra del Casteddu, e deposita in fondo al sacco. La reazione del Livorno non è all’altezza della situazione cosicché tutto il quartiere Sant’Elia pregusta un I maggio all’insegna dei festeggiamenti.
Dopo 10’ della ripresa i padroni rimangono in dieci uomini per l’espulsione di Munari e dopo 20, secondo una logica che ormai riusciamo a decifrare solo noi, raddoppiano, questa volta dal dischetto. 16mila cuori rossoblu rivivono i tempi di Gigi Riva confortati dai responsi delle radioline. 3’ dopo la scena si ripete, ma dalla parte opposta del terreno di gioco. Vantaggiato è meno preciso dagli undici metri rispetto a João Pedro ma altrettanto efficace. Passano altri tre minuti e per il Cagliari succede l’irreparabile. L’incornata di Biagianti sul perfetto traversone di Vajushi rimanda a data da destinarsi la promozione nella massima serie per la squadra di casa.
La restante mezz’ora sarebbe una buona opportunità per completare ancora una remuntada esterna ma questa volta l’avversario è di tutt’altra caratura rispetto alla Ternana, per esempio. Dopo il triplice fischio del signor Abisso di Palermo rimane il conforto di una grande prova di orgoglio che, di questi tempi, non è da sminuire. Proprio nella tana del lupo abbiamo venduto cara la pelle dimostrando che siamo duri a morire. Con tutta probabilità il trapasso è imminente. La cosa più dignitosa da fare, se e quando succederà, è farsi trovare vivi.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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