Salerno – E’ dal profondo degli abissi che si leva l’ultima, disperata e folle invocazione di salvezza per il campionato di quest’anno. L’abisso si è raggiunto all’Arechi, nella 17esima di ritorno, quando il Livorno, dopo 94’ di lenta agonia, soccombe con un risultato netto e indiscutibile sotto i colpi di una rediviva Salernitana. Proprio come nel Salmo 130, il vocativo arriva a seguito di un remissivo esame di coscienza e di un’arrendevole assunzione di colpa. Per l’ammenda è solo questione di tempo.
Pronti-attenti-via e la Salernitana è già in vantaggio. Non passa neanche un minuto che Alfredo Donnarumma incorna verso il sette lontano il tiro d’angolo perfettamente pennellato da Gatto facendo impazzire la curva Rinaldi. Peggior inizio non si poteva immaginare ma che oggi non è giornata ne abbiamo preso coscienza al 16° quando Vantaggiato si mangia il pareggio tirando in bocca a Terracciano, l’eroe dell’andata. La conferma, invece, arriva alla mezzora, quando al limite dell’area la difesa elargisce benevolmente una palla coi fiocchi al numero 9 Coda che ha tutto il tempo per calibrare al meglio e portare i suoi sul 2 a 0. Le polemiche che hanno tormentato la settimana granata svaniscono in un battibaleno, lo stadio festeggia tre quarti di salvezza e mister Menichini ripensa al rinnovo. A Gelain non passa neanche per la testa nonostante prima dell’intervallo Vantaggiato dal dischetto accorci le distanze.
Nella ripresa il Livorno capitola di nuovo, Zito al 60’ su azione manovrata, e anche nel terzo di gara in cui gode dell’espulsione diretta di Odjer non riesce a incidere come sarebbe lecito sperare. Per colmo, è la squadra di casa che sfiora più volte la segnatura. Quando il signor Aureliano di Bologna fischia la fine affondiamo, se possibile, ancora di più.
Di abisso si tratta, così come se ne parla nel Salmo prima e nella lunga lettera di Oscar Wilde poi. Si tratta di un abisso che ancora la matematica non decreta incolmabile ma che in ogni caso nasconde la luce come minino da qui a un mese. Per descrivere ciò che ci aspetta non c’è aforisma che renda l’idea.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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