Livorno – La sesta di ritorno si presenta come un’occasione da non lasciarsi scappare. Una partita cruciale per togliersi da quella scomoda posizione di classifica alla quale non siamo più abituati ma che purtroppo, da tempo, ci compete a pieno titolo. L’obbiettivo di quest’anno, facciamocene una ragione, è quello di salvarsi. Statisticamente parlando, il Cesena di mister Drago, nelle partite esterne, non è uno schiacciasassi. Nonostante questo limite oggettivo si trova nella zona Uefa della cadetteria da inizio campionato e non ha mai tradito gli ambiziosi progetti di agosto. Dopo la non-partita di La Spezia Panucci ha dichiarato apertamente di voler tornare a giocare a calcio già da subito, con i piedi ma soprattutto con la testa. Il lavoro della settimana è stato improntato su questo input.

Alla luce di un primo tempo giocato egregiamente dagli amaranto nessuno dei 4mila presenti al Picchi, 500 romagnoli della Sud compresi, avrebbe giustificato i 12 punti che separano la classifica delle due compagini. Nella prima fase della frazione i due moduli si annullano a vicenda. Il Livorno si lascia preferire per il discreto piglio con cui cerca la profondità e per la propensione offensiva che dimostra nelle geometrie. Al 21°, su un corner corretto di testa da Vantaggiato, irrompe in acrobazia il redivivo Ceccherini e trafigge Gomis. Lo stadio esplode, la Nord scimmiotta Romagna mia… L’1 a 0 è però un’iniezione di fiducia destinata a durare poco. Le ali dell’entusiasmo si fiaccano poco dopo, con l’occasione del raddoppio non sfruttata al meglio 2’ più tardi da Gasbarro solo davanti alla porta. Avremmo trovato ben altri titoli.

Nella ripresa, forse dopo aver preso coscienza che il Cesena è quarta in classifica e noi in piena zona play out, la differenza punti si vede, eccome. I romagnoli prendono confidenza e spingono a buon ritmo. All’11’, dopo un’azione insistita e fortunosa, l’ivoriano numero 23 Moussa Saib Koné si trova solo davanti a Pinsoglio e, con l’ausilio di una deviazione dello stesso Ceccerini, insacca. Panucci si copre con la difesa a 5 per difendere un risultato che lascia il tempo che trova. Il finale è con il brivido. A 2’ dalla fine lo chignon morbido spettinato del bosniaco Milan Đurić gira in porta un pallone che Pinsoglio devia con una parata magistrale. In caso contrario avremmo trovato ben altri titoli.

Al triplice fischio del signor Eugenio Abbattista della sezione di Molfetta si scatena una baruffa tutta in famiglia che ci lascia molto perplessi e in attesa di sviluppi determinanti. O bene bene o male male.

Sezione: Calcio / Data: Dom 21 febbraio 2016 alle 10:10
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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