Livorno – Con il pareggio strappato all’Ardenza dalla Virtus Lanciano si chiude un ciclo e se ne apre un altro. Finisce una lunga e più che dignitosa esperienza nel calcio importante e inizia una trafila che non è difficile indovinare peggiore, sotto tutti i punti di vista. Chiamarla Serie C o Lega Pro non addolcisce affatto il concetto di terza divisione, quella dimensione provinciale del calcio che i più anziani tra gli sportivi hanno ormai rimosso dal loro immaginario mentre le nuove generazioni di tifosi non hanno mai avuto la sfortuna di conoscere. A beneficio degli uni e degli altri la Serie C o Lega Pro, comunque verrà chiamata l’anno prossimo, è quella categoria di calcio di cui non si vedono gli highlights in televisione, di cui si legge solo sulla stampa locale, e, soprattutto, che non corrisponde mai in maniera proporzionale l’amore e la passione profusa dai suoi tifosi in tutta la provincia italiana. L’ultima giornata del campionato cadetto 2015/16 ha decretato questo. Benvenuti all’inferno.
In una serata in cui tutto sembra possibile, sotto il chiarore ambiguo di una luna gagliarda, il Picchi è irriconoscibile. Oltre diecimila cuori amaranto palpitano per un sogno proibito che è ancora a portata di mano. Il distico di endecasillabi nello striscione della Nord parla chiaro riguardo alle aspettative di cui ci si nutre in ogni ordine di posto. Gli occhi sbarrati sono in campo a sospingere la squadra in avanti, le orecchie, una a Novara e una a Salerno, sono tese a scongiurare un contributo esterno obiettivamente meritato. Il primo tempo si conclude come meglio non poteva.
Nella ripresa si rivive la sintesi di un torneo all’insegna del caos. Inesperienza, leggerezza e decisioni arbitrali come minimo discutibili mettono in condizione la Virtus di riaprire una partita chiusa, pareggiarla e guadagnarsi lo spareggio salvezza. E quando il signor Luigi Nasca di Bari fischia tre volte si aprono le porte dell’inferno.
Quest’anno abbiamo peccato in tutti i modi; in parole, opere e omissioni e, per questo, siamo stati condannati all’inferno. Ora che ne abbiamo varcato la soglia dobbiamo lasciare ogni speranza. Almeno per un po’ di tempo.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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