Rosignano - Camolese, un illusionista? All'inizio sembrava potesse essere soltanto una speranza, ma poi col passare delle giornate e dei risultati utili a favore la possibilitá di salvarsi é sembrata davvero a portata di mano. Tutti (meco) a lodare l'avvento sulla panchina amaranto di Giancarlo Camolese, il taumaturgo capace di risollevare le sorti del Livorno lasciato all'ultimo posto solitario in classifica, con la miseria di 2 punti in sette partite, dalla cura dimagrante di Nando Orsi. La squadra mostrava un buon gioco, arrivavano vittorie e prestazioni positive in serie, tanto da far presagire una seconda parte di stagione in crescendo e ricca di soddisfazioni. Invece, all'inizio del girone di ritorno, la clamorosa inversione di tendenza. Insicurezze e paure riaffioravano nella mente dei giocatori e soprattutto in quella del loro condottiero incapace di dare una sferzata di coraggio all'ambiente ma sempre più pronto ad accontentarsi. I pareggi in serie all'Ardenza con le dirette rivali nella lotta per non retrocedere, invece di essere visti come passi falsi e come sprone per le partite successive, venivano liquidati come piccoli mattoncini nella costruzione dell'edificio chiamato salvezza. Purtroppo, alla luce dei risultati nelle ultime partite, sará probabilmente proprio la mancanza di spregiudicatezza nelle sfide casalinghe a rappresentare il vero motivo del ritorno in Cadetteria. Partite che andavano vinte giá nel tunnel degli spogliatoi, quando gli avversari negli occhi dei giocatori amaranto avrebbero dovuto vedere il furore agonistico e capire che per loro non ci sarebbe stato nulla da fare nel catino dello stadio Picchi. Invece niente di tutto ciò. Sfortuna, arbitraggi sbagliati e soprattutto riferimenti alla sciagurata conduzione del predecessore, erano gli argomenti forti delle dichiarazioni del buon Camola al termine degli incontri incompiuti del Livorno in casa. Parlo infatti solo ed esclusivamente di partite disputate fra le mura amiche perchè in trasferta siamo spesso sembrati battuti giá in partenza (e anche purtroppo al fischio finale). Ma per assurdo dovendo raccogliere per rimanere in serie A almeno 38 o 39 punti, ed avendone giá racimolati nel girone d'andata 22 di cui 12 in trasferta (con tre vittorie a Reggio Calabria, Siena e Torino e tre pareggi, compreso il recupero a San Siro con il Milan) e 10 in casa (due successi e quattro pareggi), nel ritorno sarebbero bastati 16 o 17 punti da ottenere, volendo, soltanto all'Ardenza. Sarebbe così stato più opportuno mandare in giro per l'Italia la Primavera di Lavezzini (sei sconfitte senza segnare nemmeno una rete l'avrebbero potute cogliere anche i ragazzini) e far riposare la Prima squadra per averla al meglio negli scontri casalinghi, utili per quei benedetti 16 o 17 punti salvezza (Genoa, Napoli, Catania, Parma, Reggina, Siena e Cagliari invece ce ne hanno dati solo 7...). L'ultima partita col Cagliari fotografa purtroppo al meglio lo sciagurato girone di ritorno. Squadra messa in campo con la paura addosso, con una sola punta di ruolo in una partita da vincere assolutamente, almeno dal punto di vista psicologico (spesso importante quanto quello tattico) un sicuro harakiri. La rete subitanea di Galante sembrava poter dar invece ragione a Camolese che avrebbe potuto far giocare gli amaranto di rimessa grazie agli spunti in velocitá di Bergvold, Diamanti e Tavano, ma purtroppo sarebbe stata soltanto una breve illusione. Infatti l'ennesimo errore difensivo della stagione portava al pareggio del Cagliari di Acquafresca, dopo solo pochi minuti rimettendo la partita in discussione. La giornata storta del Livorno si evidenziava poi nel madornale errore sottomisura di Tavano che falliva la più comoda delle palle gol servitagli con un ottimo assist da Diamanti. Il primo tempo si concludeva con occasioni da una parte e dall'altra a testimonianza di una partita ricca di ribaltamenti di fronte giocata all'attacco dalle due squadre, ma con scarsa copertura dietro. Nella ripresa il Livorno appariva sempre più nelle mani del Cagliari incapace di andare oltre a lanci lunghi dalle retrovie per le punte (con Bogdani subentrato a Bergvold). I sardi invece manovravano meglio e dopo il vantaggio firmato ancora da Acquafresca rischiavano di chiudere la partita in diverse occasioni. Alla fine sul taccuino venivano annotate diverse parate decisive di Amelia e addirittura quattro legni (uno nel primo tempo) per la squadra ben messa in campo da Ballardini. Sconfitta dura, che lasciava il segno nei giocatori a terra affranti al fischio finale di Farina, nei tifosi che urlavano la loro rabbia contro squadra e societá (non prima di aver applaudito all'uscita dal campo gli avversari meritevoli della vittoria) e soprattutto in Spinelli che lasciava in serata la presidenza del Livorno. Preghiera finale direttamente a Camolese: caro mister ho letto le sue dichiarazioni di continuare a lottare fino alla fine e questo le fa onore, finchè la matematica non ci condanna definitivamente, sarebbe delittuoso non provarle tutte, ma la esorto al contempo a non nascondersi a fine stagione dietro il fatto che ha preso una squadra allo sbando e l'ha portata a giocarsi la salvezza fino all'ultima giornata, la prego non dica questo, caro Camolese, l'illusionista. (Giacomo Marino)
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