Livorno - La lettera di scusa dei tifosi atalantini dopo l'interruzione della gara (poi recuperata) fra l'Atalanta e il Milan il giorno dell'uccisione del tifoso laziale Sandri e il " terzo tempo" stile rugby ormai istituzionalizzato dalla Lega calcio aprono il cuore alla speranza che in tempi, magari lunghi, la violenza nel calcio resti uno sbiadito ricordo. Perlomeno auspichiamo che vada a scomparire il tipo di violenza che ha coinvolto il calcio in questi ultimi tempi: una violenza spesso premeditata che si serve di questo sport come cassa di risonanza per pubblicizzare cose che poco o niente hanno a che vedere con il mondo del pallone. Purtroppo la violenza é un qualcosa di insito nell'uomo; esiste da sempre e pensare di estirparla dall'oggi al domani sa di pura utopia, ma fare di tutto per ridurla ai minimi termini deve essere l'imperativo categorico di ogni tifoso sia negli stadi come nella vita di tutti i giorni. Dalla tragica morte di Raciti a quella altrettanto tragica di Sandri é trascorso quasi un anno durante il quale tutte le componenti del calcio si sono poste la domanda su come si possa tornare ad un qualcosa che si avvicini alla normalitá. Sono state varate leggi severe, introdotte misure fino ad ora sconosciute, quali per esempio il divieto di effettuare trasferte organizzate per le tifoserie reputate più violente, introdotti accorgimenti tecnici come i tornelli che dovrebbero rendere ragionevolmente sicuri gli stadi italiani, come i biglietti nominativi e gli steward, ma poi é bastato quello che é avvenuto dopo la morte del tifoso laziale per interrogarci se misure repressive e miglioramenti strutturali all'interno degli stadi siano stati sufficienti a rendere l'evento violento un qualcosa di eccezionale nella regola di una coesistenza pacifica tra le varie tifoserie. Indubbiamente, dopo i fatti di Catania con l'uccisione dell'ispettore Raciti, qualcosa andava fatto, altrimenti si dava la sensazione di non opporre nulla ad una violenza sempre più dilagante e addirittura sanguinosa, ma i risultati a tutt'oggi risultano essere contrastanti. Il Viminale rende noto che a parte gli episodi avvenuti subito dopo l'uccisione di Sandri c'é stato in definitiva un notevole calo di feriti tra le forze dell'ordine così come tra i componenti delle tifoserie, segno che le misure prese non sono state del tutto inutili, ma bisogna però aggiungere che questo stato di emergenza in cui vive il calcio non potrá protrarsi per l'eternitá e che prima o poi si dovrá tornare a una normalitá fatta di trasferte non proibite e di orari di partite non dettati dall'Osservatorio bensì dalla Lega calcio. Ma come ci si dovrá arrivare? Con un cambio radicale di mentalitá in coloro che si avvicinano al mondo del pallone, siano essi protagonisti nei rettangoli di gioco, semplici spettatori, media. Il cambiamento deve partire da lontano a cominciare dall'educazione data dai genitori ai figli, dagli insegnanti agli scolari; un sistema educativo che abbia come punti cardinali il rispetto del prossimo, il raggiungimento della vera libertá che consiste nel poter fare tutto quello che non noccia all'altrui libertá, il primato della ragione nei confronti degli istinti dettati da passioni più o meno perverse e quello della conoscenza sull'ignoranza. In sostanza una specie di rivoluzione copernicana laddove, nell'eterna lotta tra il bene e il male, sia sempre di più il primo a vincere. Se non si cambia filosofia di vita, difficilmente si possono modificare alle radici certi comportamenti nella quotidianitá così come nelle vesti di tifoso. Vi é certamente, come ha affermato di recente anche Platini, un forte disagio sociale che mina le fondamenta del convivere civile in casa, per strada, allo stadio; fingere di ignorarlo vuol dire perseguire la politica dello struzzo. I media hanno una formidabile capacitá di orientare le scelte dei singoli individui e di conseguenza responsabilitá enormi nell'indirizzarli verso la strada giusta: quando un evento come una partita di calcio viene caricato di significati che non ha si comincia a percorrere la strada sbagliata, quella che in ultima analisi porta verso atteggiamenti che si avvicinano o sconfinano nella violenza. Tutti noi dobbiamo fare un esame di coscienza per domandarci se abbiamo fatto veramente tutto il possibile per estirpare finalmente e definitivamente la violenza nel calcio. Passi ne sono stati fatti, ma per raggiungere un risultato soddisfacente la strada da percorrere é ancora tanta. Abbiamo affrontato e vinto le prime difficoltá di una montagna altissima, ancora quasi tutta da scalare. Non siamo più al campo base ma la vetta é ancora assai lontana da raggiungere. (Giovanni Razzauti)
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