Livorno – Un timido risveglio. Se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno possiamo dire che gli amaranto affrontavano una delle squadre più forti del campionato. Si può anche ragionare sul fatto che era da ventinove partite che il Livorno subiva gol e che oggi questo non è accaduto. E che, soprattutto nella ripresa, si è intravisto qualche segnale incoraggiante. Ma non è ancora abbastanza, non è questo che serve. La situazione è drammatica, Empoli e Ascoli sono lontani, terribilmente lontani, mentre Vicenza e Nocerina sono solo un passo indietro, tanto che è possibile sentire il loro fiato sul collo, la loro rincorsa che mette i brividi. E mancano ormai solo tre partite, compreso il recupero di martedì sera a Pescara: poche, troppo poche. C’è bisogno di altro, c’è bisogno di un Livorno furibondo, che si mangi gli avversari, che giochi ogni partita come quella della vita, come se da quella partita dipendesse ogni cosa. Rendetevi conto di quanto c’è in palio, c’è in palio la storia, c’è in palio la possibilità di salvarsi dal ritorno in un inferno dal quale ci aveva fatto uscire nel 2002 un grande gruppo guidato dal mitico Osvaldo Jaconi. Ora servono tre partite da eroi, serve togliere di mezzo quest’immagine che ci portiamo dietro e che non può essere sufficiente per compiere il miracolo. E’ l’immagine di un Livorno umano, troppo umano.

 

Sezione: Editoriale / Data: Sab 12 maggio 2012 alle 22:44
Autore: David Mosseri
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