Livorno – Il mondo del calcio piange oggi, lunedì 8 giugno, una figura di grande esperienza ed umanità. Si è infatti spento Mauro Viviani, che avrebbe compiuto a breve 77 anni. Viviani era infatti nato a Livorno il 30 luglio 1949.
Livornese autentico, Viviani aveva mosso i primi passi nel Campanile e poi nel Rosignano. Lo ingaggiò il Torino e da qui passò al Genoa, ma un grave infortunio lo costrinse a ripartire dai dilettanti dell’Alassio. In seguito ha giocato essenzialmente in Serie D e C vestendo le maglie di Leonzio, Colligiana, Rovereto, Merano ed Akragas, dove mentre giocava in prima squadra iniziò a guidare le formazioni giovanili. Da lì tornò al Leonzio dove, accanto al ruolo di giocatore, fu anche allenatore della squadra juniores.
Abbandonata la Sicilia, si trasferì all’isola d’Elba, dove giocò ancora un anno nell’Audace Portoferraio, prima di dedicarsi totalmente al mestiere di allenatore. Oltre all’Audace, guidò sacrie squadre elbane. La svolta arrivò nel 1988 quando il patron del Pisa, Romeo Anconetani, lo chiamò per fare l’allenatore in seconda. Furono anni intensi e ricchi di soddisfazioni, vissuti tra Serie A e Serie B, quelli passati a Pisa, dove ha lavorato, tra gli altri, con Luca Giannini, Mircea Lucescu ed Ilario Castagner. Ottenne una promozione in Serie A come vice. Poi, dopo aver raccolto il testimone da Vincenzo Montefusco, nella stagione 1992-93 guidò la squadra la prima squadra in B ottenendo una prestigiosa qualificazione alla Coppa Anglo-Italiana.
Da quel momento la sua carriera proseguì ai massimi livelli. Luciano Gaucci lo chiamò al Perugia per collaborare con Castagner, prima di intraprendere un lungo percorso da capo allenatore che tra le varie destinazioni lo portò sulle panchine, oltre che dello stesso Perugia, anche di Centese, Brescello, Taranto, Sambenedettese, Sanremese, Foligno, Città di Castello e Vigevano.
Tra le molte qualità che Viviani ha mostrato di avere sia sul piano professionale che umano vi è stata la caparbietà, la capacità di ricominciare con umiltà, il saper affermarsi e l’essere in grado di individuare giovani talenti.
Conclusa l’attività in panchina nel 2013, ha messo fino all’ultimo, o quasi, il proprio patrimonio di conoscenze al servizio delle nuove generazioni, dedicandosi all’insegnamento del calcio presso il centro tecnico federale di Coverciano. È stato istruttore, oltre che allenatore, contribuendo alla formazione di tanti giovani tecnici.
Viviani si è mostrato a più riprese anche un sincero amico di Amaranta. Nel 2014 presenziò alla consegna della Targa Amaranta, dedicata al miglior talento del calcio livornese, che quell’anno andò a Giacomo Ricci, fresco adesso di promozione in Serie B con il Benevento.
Con la scomparsa di Viviani se ne va un uomo di sport che ha attraversato diversi momenti e del calcio italiano. La redazione di Amaranta è vicina alla famiglia, cui esprime cordoglio. Resta tuttavia il ricordo di un professionista serio ed appassionato, figlio di Livorno, orgoglioso delle proprie radici anche se il successo maggiore, ironia della sorte, lo ha avuto proprio a Pisa, città sportivamente rivale di quella dei Quattro mori.
Viviani è stato un uomo che ha saputo trasformare una precoce delusione in una lunga storia di competenza, impegno ed amore per lo sport che ha amato: il calcio. Per questo va onorato e ricordato con profondo affetto e sincerità.
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