Livorno – Lo hanno paragonato, forse per un eccesso d’entusiasmo, al Maracanà, il mitico stadio di Rio de Janeiro. Era invece quello dell’Ardenza, tinto d’amaranto e zeppo di pubblico, l’Armando Picchi dedicato al mitico calciatore livornese, che sarà saltato di gioia anche lui domenica scorsa, da lassù, nel vedere tornare entrambi, squadra e stadio, agli antichi splendori della serie A. L’avventurosa stagione in B è finita con la promozione, mai tanto sofferta, in prima serie “A-ssoluta”. Il grazie va alla squadra, all’allenatore, al presidente, a tutti coloro che, dentro e fuori dal campo, hanno aiutato il gruppo a crescere e a credere nella propria qualità e possibilità. Un grande grazie va anche al pubblico, enorme e magnifico, che sugli spalti, per le strade e le piazze, ha saputo tifare per i loro beniamini, in momenti tanto difficili, con grande entusiasmo senza mai farsi travolgere da comportamenti scorretti. La curva è stata loro vicina e ha anche voluto ricordare i caduti, dall’indimenticabile Moro al tifoso 22enne di Brescia, dimostrando ancora di più affetto e riconoscenza. I commenti dei giornalisti delle emittenti televisive e radiofoniche, delle testate on-line e della carta stampata, sono stati improntati anche sul comportamento senza sbavature dei tifosi. Quello stadio stracolmo di colore amaranto, il cielo rosso dell’imbrunire, le nuvole rosa sfumate di grigio all’orizzonte sopra le verdi colline sull’altro verde intenso del campo di gioco, apparsi sul video hanno persino suscitato il commento di in commentatore televisivo, che da studio ha colto la bellezza “poetica”, il colpo d’occhio, della grande serata di sport, al di là dei complimenti per la squadra vincitrice.
Il sindaco Alessandro Cosimi ha detto, commentando la vittoria, che la città deve cominciarsi a chiedere quanto debba essere riconoscente ad Aldo Spinelli, il presidente genovese, che per ben tre volte in nove anni ha fatto salire il Livorno dalla B alla A. E’ un doveroso apprezzamento all’uomo di sport, ma pure all’imprenditore capace, che ha sempre saputo, a volte sbagliando e attirandosi aspre critiche, misurare le proprie possibilità finanziarie, ma riuscendo nel suo intento con scelte e decisioni valide e azzeccate, superando momenti difficili, e ricordando, proprio nei momenti più strepitosi della vittoria dalla tribuna dello stadio, i nove morti di Genova e la scomparsa di Morosini, che considerava come il figlio perduto.
Per settimane e mesi fino al primo calcio d’inizio, il 28 agosto, della prossima avventura e poi ancora, si scriverà e si parlerà del nuovo assetto tecnico-tattico della squadra. Ma il fatto nuovo e significativo sarà quello mediatico. E lo sarà anche per la città di Livorno, che per almeno un anno, e speriamo ancora più a lungo, comparirà sulle prime, seconde e interne pagine dei giornali, proiettata, ascoltata e raccontata, dentro e fuori dal campo, nelle trasmissioni televisive e radiofoniche. Sarà al centro dell’attenzione e “invasa” da migliaia di persone, che saranno tifosi, ma anche turisti della domenica o del week-end, che potranno soffermarsi in ristoranti e alberghi per passeggiare sul lungomare e conoscere la città, trasmettendone impressioni e twittare, speriamo, “mi piace”. Livorno e i livornesi saranno chiamati a inviare un messaggio di accoglienza e ospitalità, unito a quello della correttezza sportiva. Il calcio è trainante per l’economia turistica delle città, le cui squadre militano in serie A. Gli operatori, insieme al comportamento dei cittadini, con la loro disponibilità e l’innata “simpatia”, complice il calcio, potranno cogliere le nuove opportunità economiche, vere occasioni da non perdere per la città.
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