Livorno – Luci a San Siro. La tentazione del titolo è forte, anche se per certi versi un po’ scontato. Ma un senso, un significato che va al di là del gioco di parole innescato dal titolo di una vecchia canzone, ce l’ha, pertanto è bene sfruttarlo per fotografare al meglio un match in cui undici ragazzi in maglia amaranto sfidano una squadra di grandi campioni.

Andrea Luci, il capitano, è il simbolo del Livorno operaio e provinciale, ma pieno di cuore e di coraggio, che domani sera vuol vendere cara la pelle alla Scala del calcio contro un’Inter che sembra al di fuori dalla sua portata. E’ il simbolo di un gruppo di ragazzi tutti o quasi all’esordio nel grande teatro sportivo di Milano.

Prima ancora di scendere in campo, l’Inter sembra aver già vinto. Ma la storia del football insegna che anche una squadra di onesti operai del pallone può sconfiggere o mettere in crisi una superpotenza del calcio metropolitano formata da giocatori famosi e milionari. Ed è proprio questo, in definitiva, che rende bello il gioco del pallone. E suggestiva questa sfida.

Scendere in campo a San Siro, almeno all’inizio, farà tremare le gambe a qualche giocatore del Livorno. Inutile negarlo, non può non essere così. Tanto più in una partita come questa in cui non pare esserci via di scampo per la squadra amaranto. Ma Nicola ha insegnato ai suoi ragazzi che non esistono sfide impossibili, ma solo partite difficili, che la paura non può e non deve appartenere al Livorno, perché solo con la faccia tosta quei ragazzi in maglia amaranto possono provare a far belle cose ed a salvarsi in Serie A.

Nell’ambiente c’è entusiasmo. Ed è, anche questo, un elemento importante. Ci sarà dunque da divertirsi, a San Siro. C’è da aspettarsi, in altre parole, una grande prova, o comunque la migliore possibile, da parte del Livorno. E Luci a San Siro, pensando a domani, vuol dire anche tutto questo e non è più solo il titolo di una canzone di Roberto Vecchioni.

 

 

Sezione: Editoriale / Data: Ven 08 novembre 2013 alle 23:26
Autore: Marco Ceccarini
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