Livorno – Il primo grande ostacolo di questo devastante trittico che vede gli Amaranto affrontare in una settimana il Varese in trasferta, il Novara mercoledì in casa e, ancora in trasferta, il disperato Grosseto, comincia con il piede giusto. Come ha giustamente riconosciuto mister Nicola nel dopo partita si è trattato di un Livorno diverso dal solito, meno bello da vedere ma più raccolto e cinico, e questo è sicuramente anche dovuto alla difficoltà di tenere testa alla grande vigoria fisica messa in campo dal Varese. Uscire dal Franco Ossola con tre punti, saper soffrire e difendersi con i denti per poi dimostrarsi letali in contropiede, sono sinonimi di una squadra matura, consapevole che si appresta ad affrontare l’ultima parte della stagione con il giusto piglio. Non sempre si può dominare l’avversario e tirare venti volte in porta come accaduto con l’Ascoli sabato scorso e quando ciò non accade riuscire a strappare comunque i tre punti è dimostrazione di grande sicurezza. Ci piace sottolineare la prestazione di un Dionisi sontuoso che ha fatto reparto da solo e non ha mai smesso di correre. Ora nel turno infrasettimanale che vedrà gli Amaranto ricevere il super Novara di mister Aglietti nel posticipo di mercoledì tutto potrà essere rimesso in discussione, come ha ammonito Nicola, per spegnere facili entusiasmi perché il cammino, lo sappiamo, è ancora lungo e il Verona non mollerà e l’Empoli tanto meno, mentre il Sassuolo che pur sta vivendo un piccolo momento di flessione ci appare ancora, nonostante tutto, difficilmente raggiungibile.
Proprio un anno fa il Livorno veniva travolto dalla tragedia della scomparsa di Piermario Morosini e l’averlo ricordato con una prestazione così intensa, così sofferta eppure vincente, è un altro segno di questa stagione particolare, di questa volontà ferrea di rifarsi dopo un anno infame, di voler fare di tutto per dedicare qualcosa di grande a Piermario.
Il cerchio attorno al quale si stringono i giocatori amaranto al termine di ogni partita ha qualcosa di magico, forse a un anno da quella tragedia è un cerchio che si chiude o forse è un cerchio sempre aperto, il cerchio della volontà che sovverte i pronostici, il cerchio che abbraccia una città, Livorno, che non vuole smettere di sognare.

 

Sezione: Editoriale / Data: Sab 13 aprile 2013 alle 22:49
Autore: David Mosseri
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