Livorno – Ha avuto davvero un bel daffare, mister Nicola, facendo il pompiere dopo il sontuoso poker rifilato al Grosseto. Il “mantra” ripetuto al termine di ogni partita è stato sempre il solito: “Dobbiamo prima centrare la salvezza”. Dopo il match di sabato scors, però, dopo aver ripetuto per l’ennesima volta l’immancabile ritornello, anche il tecnico amaranto ha dovuto cedere di fronte all’evidenza ammettendo che nonostante tutto “non possiamo far finta di non sapere dove siamo”.
Ancora una volta Nicola ha dispensato sagge parole. Continuare imperterriti nel solito refrain sarebbe stato controproducente, forse anche un po’ presuntuoso. Anche perché ormai è diventato impossibile procedere a fari spenti: una squadra che gioca un calcio così spettacolare, e che sta per arpionare la vetta della classifica, non può passare inosservata.
Nessun proclama, nessun nascondino. Il Livorno in questi mesi ha dimostrato di non soffrire di vertigini e di saper reagire anche a “momenti no”. Ne abbiamo passati e ne passeremo, il campionato di Serie B, lo sappiamo, è una lunghissima maratona. Ma questo gruppo ha nervi e carattere per tenere botta. Non fosse così saremmo già crollati dopo il fragoroso quanto bugiardo 1 a 5 contro lo Spezia. Non è accaduto. Per citare le parole di Mourinho possiamo dire che per il Livorno la conquista della massima serie deve essere un sogno, non un’ossessione.
Tuttavia la serenità di chi sta già andando oltre le più rosee previsioni deve essere uno stimolo e non una poltrona su cui accomodarsi. In questo senso le parole del presidente Spinelli sull’incedibilità di Siligardi e Paulinho fanno ben sperare. Rompere “il giocattolo” a Nicola proprio sul più bello sarebbe davvero un errore imperdonabile.
Gli arrivi in estate di Fiorillo, Emerson, Gemiti, Gentsoglou e Ceccherini, ammettiamolo, non avevano scaldato più di tanto l’animo intorpidito della piazza livornese. Invece in questi primi mesi i nuovi si sono rivelati fondamentali per far fare il salto di qualità a un gruppo che l’anno scorso aveva conquistato affannosamente la salvezza. A gennaio basterà veramente poco, giusto un paio di innesti in difesa, per potenziare l’organico e renderlo competitivo per l’obiettivo massimo. I ragazzi e il mister hanno dimostrato di meritare quest’ultimo sforzo.
Intanto sabato si va allo stadio Menti di Vicenza. I berici, reduci dal ko di Vercelli, navigano in cattive acque e partendo sfavoriti dal pronostico giocheranno con la scioltezza di chi non ha niente da perdere. Dunque, guai ad abbassare la guardia. Da segnalare che prima del fischio di inizio, grazie a una lodevole iniziativa congiunta da parte delle due società, le due squadre ricorderanno Piermario Morosini. Prima di indossare l’amaranto il Moro, nel suo girovagare per l’Italia, aveva infatti collezionato 81 presenze con la maglia biancorossa. Il ricordo sarà affidato a un gruppo di bambini che depositerà un mazzo di fiori ai piedi della sua gigantografia. Poi sarà il tempo di fare ciò che Piermario amava: giocare a pallone. E come aveva detto ai suoi compagni quel maledetto giorno a Pescara: “Andiamoci a prendere questo risultato”.
Autore: Luca Aprea / Twitter: @redazione@amaranta.it
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