Varese – Due città agli antipodi, non solo geografici ma anche sociali e culturali, due tifoserie che si detestano per motivazioni che nulla hanno a che vedere con il calcio, eppure Livorno e Varese, due club che hanno un passato glorioso nella massima serie italiana, hanno in comune un pezzo di storia importante che li rende paradossalmente molto vicini. Questi universi paralleli si celano dietro due uomini straordinari che resteranno per sempre nella storia delle due società: parliamo ovviamente di Armando Picchi e Bruno Arcari.
Picchi, livornese, timido e leale, coraggioso, stimato dai compagni che lo chiamavano Armandino, approdò al Livorno nella stagione 1954-1955 in Serie C, giocando nel ruolo di mezzala. L’allenatore Mario Magnozzi lo spostò in difesa come terzino destro. Rimase al Livorno per cinque stagioni, giocando complessivamente 99 partite con 5 gol all’attivo. Passò all’Inter, dove giocò dal 1960 al 1967 e diventò il capitano della Grande Inter di Helenio Herrera. Nel 1967-68 venne ceduto al Varese, dove ebbe Arcari come giocatore e dove giocò 46 partite, e nella stagione 1968-69 cominciò da allenatore-giocatore proprio nel Varese. L’anno dopo appese definitivamente le scarpe al chiodo. Quindi subentrò ad Aldo Puccinelli alla guida del Livorno. Prese la squadra in piena zona retrocessione e riuscì a portarla al nono posto finale. Purtroppo un male incurabile gli stroncò la vita e la carriera: se ne andò a soli 35 anni, nel maggio 1971. A lui è stato intitolato lo stadio di Livorno. A Milano, invece, a lui è intitolata una strada cittadina.
Arcari, nativo di Casalpusterlengo, è stato un attaccante utilizzato come ala e poi allenatore. E’ il quarto marcatore di tutti i tempi del Livorno con 54 gol dietro Igor Protti, Cristiano Lucarelli e Gipo Viani. E’ il fratello minore dei calciatori Angelo e Pietro, per questo viene detto Arcari IV. Ha allenato il Varese ed è stato il maestro di Picchi, come allenatore. Alla sua memoria è stata intitolata la tribuna d’onore dello stadio Ossola di Varese.
Queste vite importanti ci dimostrano che Livorno e Varese non sono poi così lontane, questi due club hanno pure qualcosa in comune, e speriamo che proprio in onore di questi due grandi uomini, sabato pomeriggio, comunque vada a finire, all’Ossola vinca lo sport, solo lo sport, e che gli imbecilli, almeno per una volta, restino a casa.

 

Sezione: Editoriale / Data: Gio 11 aprile 2013 alle 21:48
Autore: David Mosseri
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